Solo due locali e a tempo determinato, fino al 31 dicembre 2008. È il massimo che Mauro Giancaspro, direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli, può concedere alla direzione dei Beni Culturali per ospitare i nuovi uffici della Soprintendenza per i Beni Storico-Artistici e Antropologici di Benevento, Avellino e Caserta. E l'accordo non si è ancora chiuso: ci vorrà un'altra riunione ai primi di settembre, dopo quella a cui con Giancaspro hanno partecipato ieri il direttore regionale per i Beni Culturali Luciano Scala e il soprintendente per i Beni Architettonici Stefano Gizzi. Spiega battagliero Giancaspro: «Se non mettono nero su bianco che si tratta di una cessione temporanea e per un periodo definito, non potrò essere d'accordo. Sono sempre stato disponibilissimo alla collaborazione per risolvere i problemi di convivenza a Palazzo Reale. Lo dimostra il fatto che spesso abbiamo ospitato loro iniziative nella sala Pino Amato. Ma è essenziale che resti io il padrone di casa, nell'interesse del patrimonio librario di cui io ho la responsabilità e dei tanti cittadini che usano questo patrimonio». Pensando ai «suoi» oltre due milioni di libri Giancaspro si lascia andare a uno sfogo: «I problemi di spazio e di logistica erano già tanti. Da quando è cominciata questa storia certe notti non dormo. Dove metterò quei libri? Come farò a concludere la risistemazione della Biblioteca Brancacciana, che risale al XVII secolo, uno dei tesori che richiamano l'attenzione da ogni parte del mondo?». Mauro Giancaspro mette nel lavoro una vera passione da bibliofilo. La storia diventata quasi un incubo è cominciata qualche mese fa quando gli è stato chiesto dalla Direzione regionale dei Beni Culturali, da cui dipende anche la Biblioteca, di cedere cinque sale, tra cui la grande Pino Amato, per fare spazio agli uffici della nuova Soprintendenza. «Mi sono guardato intorno sgomento - racconta Giancaspro - e ho cominciato a far presenti le oggettive difficoltà. Per fortuna ho trovato interlocutori attenti, ma si sa che quando ci sono obiettivi diversi trovare un'intesa può comunque essere complicato. Ovviamente il mio obiettivo è difendere la Biblioteca Nazionale, un'istituzione che oltre ad essere un punto di riferimento è un vanto di Napoli in ambito internazionale. Basti pensare solo al materiale che ci chiedono continuamente in prestito per mostre importanti da ogni continente. Così possiamo far conoscere una Napoli della cultura e della bellezza per fortuna in contrasto con quella che ultimamente ha avuto spazio nei media». A sostenere le ragioni della Nazionale si era anche mobilitato un gruppo di intellettuali napoletani capitanato da Gerardo Marotta, presidente dell'Istituto per gli Studi Filosofici, lanciando nei giorni scorsi un appello. «Le due sale che cederà la Biblioteca, ma solo momentaneamente - sottolinea ancora Giancaspro, - sono tra la Pino Amato e le stanze del personale. I frequentatori non dovrebbero risentirne per un periodo di qualche mese. Nella trattativa sono riuscito a ottenere per usi di deposito permanente dei locali di Palazzo Reale che affacciano su via Acton, ma bisognerà risistemarli strutturalmente e climaticamente». Dove andrà la nuova Soprintendenza dopo il 31 dicembre? «Si dovranno recuperare gli ex alloggi demaniali del Palazzo, ora inagibili. È un buon progetto, che permetterà di recuperare una parte inutilizzata del complesso. Se a settembre non firmeremo una convenzione scritta niente da fare. Io non potrò acconsentire ad amputare la Biblioteca».
CAMPANIA - Biblioteca, accordo a metà Cessione a tempo di due sale
La Biblioteca Nazionale di Napoli, diretta da Mauro Giancaspro, è stata chiesta di cedere cinque sale, tra cui la grande Pino Amato, per far spazio agli uffici della nuova Soprintendenza per i Beni Storico-Artistici e Antropologici di Benevento, Avellino e Caserta. Giancaspro ha rifiutato di cedere le sale, affermando che è essenziale che resti lui il padrone di casa, nell'interesse del patrimonio librario e dei tanti cittadini che usano questo patrimonio. Ha ottenuto per usi di deposito permanente dei locali di Palazzo Reale, ma bisognerà risistemarli strutturalmente e climaticamente.
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