Vice presidente del consiglio comunale, ex sottosegretario, già noto a molti come il «Deputato genova». Ma soprattutto uomo venuto dal mondo dell'impresa. E sempre pronto a guardare alla sostanza, senza preoccuparsi di dire cose scomode. Alberto Gagliardi, qualche mese fa, aveva attaccato duramente il Sovrintendente del Carlo Felice, insieme a Nicolò Scialfa, collega vicepresidente a Tursi, pur se da banchi diametralmente opposti dal punto di vista politico. Ora Gennaro Di benedetto non c'è più, ma il Carlo Felice sta anche peggio. Gagliardi cosa succede? «Succede che siamo di fronte al solito déjà vu. Ci portiamo dietro problemi per 25-30 anni, solo che ora i soldi non ci sono più». Veramente arrivano i milioni mai usati per le Colombiane. «Già la ricostruzione del Carlo Felice era stata pagata con i fondi dei danni di guerra. Ora la nuova invenzione. Chi salva il Carlo Felice è un uomo che si chiama Cristoforo Colombo e che oltre a scoprire l'America deve mettere una pezza anche qui». Non va bene? «No, perché già quando ricostruivano questo Teatro, lo vedevo crescere elefantiaco. Immaginavo i problemi a tenerlo in efficienza anche senza usarlo, figurarsi a farlo funzionare». E qual era la risposta? «La solita, a Genova, l'importante è farlo, poi qualcuno ci penserà» Ora non ci pensa più nessuno? «Non ci sono più neppure le aziende simbolo della città, le passate amministrazioni le hanno fatte scappare tutte. E quelle che restano devono giustamente pensare ai loro bilanci». E allora cosa si può fare? «Bene ha fatto il sindaco a chiedere un commissario. Il ministro dei Beni Culturali Sandro Bondi, magari sarà alla sua prima esperienza ma sembra che abbia scelto sulla base della professionalità del candidato. Poi se avrà sbagliato lo vedremo, fino a prova contraria ha scelto bene. certo il commissario avrà solo tante grane». Non è certo ottimista? «Il pubblico non può da solo mantenere un teatro dell'Opera. E bisogna smetterla col pescare nei fondi pubblici». Vuole chiuderlo? «Se Genova non è capace a mantenerselo, meglio chiudere. Sennò come si fa a dire che non ci sono soldi per la Sanità e poi buttare soldi in un teatro». Non è la stessa cosa. «Ma senza un teatro dell'Opera si può vivere. E in Italia ce ne sono già tantissimi». n. 182 del 2008-08-01 pagina 4 La sua firma su tanti decreti di Redazione Presidente del Collegio Sindacale Imaie, Giuseppe Ferrazza è presidente dell'Ente Teatrale Italiano (Eti). Dal 1969 funzionario di ruolo del Dipartimento dello Spettacolo presso il Ministero del Turismo e dello Spettacolo. Dal 1989 al 1996 e dal 2001 ad oggi, ha ricoperto l'incarico di Capo della Segreteria del Capo del Dipartimento dello Spettacolo, del Segretario Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e, in seguito alle riforma di questo ministero, del Direttore Generale per lo spettacolo dal vivo e lo sport. Ha coordinato e partecipato alla elaborazione di decreti ministeriali sull'erogazione di contributi in favore di attività musicali, di danza e teatrali, ed ha preso parte alla elaborazione di numerosi testi normativi. Dal giugno 2004 è stato nominato dal Ministero membro del Comitato paritetico Stato-Regioni per l'elaborazione di una proposta di riforma del Fondo Unico per lo Spettacolo. Ha lavorato con lei società: Fondazione Toscana Spettacolo, Associazione Teatro di Roma, Fondazione Teatro Regio di Parma, Fondazione La Scuola di Roma per le Arti Sceniche dell'Università di Roma Tor Vergata, Cinecittà Holding S.p.A., Istituto Nazionale del Dramma Antico della Società Musica per Roma, Istituto del Dramma Italiano, Teatro Emilia Romagna.