"Creeremo la piattaforma di arte moderna più grande del mondo" Non cè pace per il museo dellAra Pacis. Il sottosegretario ai Beni Culturali Francesco Giro, in visita ieri nella struttura firmata Richard Meier col soprintendente per beni archeologici Angelo Bottini, ha confermato che la teca progettata dallarchitetto americano rimarrà dovè, però ha annunciato interventi sulle mura esterne. Giro ha detto di voler verificare se sia possibile demolire il muro orizzontale che separa il lungotevere dalla fontana, accusato di togliere visibilità alla chiesa di San Girolamo. Previsti anche lavori alla parete verticale, che non permetterebbe la vista della chiesa di San Rocco. In questo caso però lintervento sarebbe più contenuto, essendo il muro parte integrante dellopera di Meier, perciò difficilmente modificabile senza che lintera struttura ne risenta. Il sottosegretario ha aggiunto di non voler più consentire «che la teca venga usata come un armadio», criticando la mostra dedicata agli abiti-capolavoro di Valentino. Giro è intervenuto anche sul dibattito sulla futura collocazione del Festival del Film, ex Festa del Cinema, dicendosi daccordo con lassessore alla Cultura Croppi, che aveva criticato la scelta dellAuditorium come cornice per la manifestazione. Lidea del parlamentare del Pdl è di trasferirla a Cinecittà. Con Bottini, Giro ha anche parlato di un possibile abbassamento di piazza Augusto Imperatore, per garantire maggior visibilità al Mausoleo, precisando che avrebbe chiesto un tavolo comune col Ministero per supervisionare sui lavori. E altri annunci: la creazione della "più grande piattaforma di arte moderna al mondo", che comprenda il Palaexpò, il Maxi, il Macro e la Galleria nazionale di Arte Moderna e la formazione di un polo museale con i musei civici della rete Zètema. Su questo dopo lestate ci sarà un tavolo di lavoro col ministro Bondi. Il tutto con la collaborazione di Alemanno e dellamministrazione. Infine, il sottosegretario ha ribadito lidea di smantellare il parcheggio per le auto blu di piazza del Parlamento, che aveva definito «brutto come un pollaio e simbolo dei privilegi dei politica».