Le prove d'autore si concentrano nell'istruttoria ricorda Leonardo Denaroresponsabile regionale dei vigili del fuocoAlla Sovrintendenza il compito di stabilire la compatibilità degli interventi Solo il 30 delle 75 strutture che vengono dal passato costrette a ricorrere alla deroga Si adeguano senza tradire le origini; cambiano per non perdere il passo coi tempi; e mai e poi mai sacrificherebbero i contenuti. Metafora di vita? No, sopravvivenza dei teatri storici. Nelle Marche se ne contano 75 di quei contenitori che giocano al raddoppio: c'è la storia che rappresenta se stessa e lo spettacolo che continua, sempre e comunque. Se ne contano 75, ma erano almeno 120, quelli che costruiti tra Sette e Ottocento raccontavano vanto e orgoglio delle classi abbienti. Dal proscenio alla platea, allora come oggi, la continuità è nell'applauso. Si cerca, si gode, fa illudere d'immortalità. A patto che non si dimentichi l'elemento-sicurezza. "Gli incendi, all'origine, sono una roba da bicchiere d'acqua", smorza gli ardori il dirigente regionale dei vigili del fuoco, Leonardo Denaro. Affermazione coraggiosa con le macerie ancora fumanti del teatro Vaccaj di Tolentino. Chissà se è lo stesso bicchiere d'acqua che avrebbe potuto strappare all'ingordigia del fuoco quel gioiello del Settecento. "Con le fiamme è sempre una questione di prevenzione, in prima battuta, e di tempestività nel caso salti il primo elemento". Il responsabile anti-incendi delle Marche sta sulla notizia e restringe il campo d'azione: "Si diceva dei teatri storici: non è il caso di cedere agli allarmismi. Il 70 di queste strutture riesce ad adeguarsi alla normativa nazionale, solo il 30 deve ricorrere all'esercizio della deroga". Parentesi per i non addetti ai lavori: la deroga riguarda sempre la questione delle vie di fuga e, soprattutto, non è una gentile concessione. "Dobbiamo fare i conti con contenitori del 1700 - non risparmia i dettagli - con spazi ridotti che non sempre riescono ad adeguarsi. Non è una questione di superficialità è che non tutto è plasmabile". Garantisce anche sulla buona volontà: "Nessuno ha interesse a restar fermo, la situazione si sta evolvendo anche nella nostra regione: posso testimoniare che il lavoro su questi antichi edifici è intenso e continuo. Gli enti proprietari o gestori hanno un'opportunità o limite, a seconda del periodo: i fondi a disposizione". Ma i ricordi depongono a favore: "Il dramma di Tolentino non ha precedenti storici. La memoria mi riporta solo agli eventi catastrofici del Petruzzelli di Bari e della Fenice di Venezia". Lo sguardo del tecnico va sul particolare: "Notate bene: in entrambi i casi l'incidente è avvenuto durante i lavori di ristrutturazione. Sì perché è a cantiere aperto che si abbassano i livelli di guardia, non certo durante la consuetudine della rappresentazione". Il Vaccaj non spezza il filo della casistica. La storia resiste, come il legno che la tramanda. Altro punto a favore dei 75 teatri storici. "Il legno, che è la loro anima, regge bene il confronto con le fiamme: guardate un ciocco nel caminetto, brucia lento, si carbonizza all'esterno resta integro all'interno. Si deduce la necessità di interventi tempestivi". Le prove d'autore si concentrano nell'istruttoria: c'è sempre una relazione tecnica e una commissione provinciale dei vigili del fuoco che la spulcia. Il passo successivo alza il livello al grado regionale: siamo sempre in commissione vigili del fuoco. E qui che si decide se la sicurezza s'appella alla deroga. Per l'andare in scena c'è tempo: quello necessario alla Sovrintendenza per stabilire se gli interventi necessari per tutelare l'incolumità degli spettatori sia compatibile con quelli essenziali per salvare l'oggetto in questione: il teatro storico. Stabilito il compromesso tra le deroghe, il risultato sarà uno dei capitoli chiave della relazione che verrà poi consegnata alla Commissione di vigilanza, comunale o provinciale, sullo spettacolo. "E' il pubblico a fare la differenza" entra in scena Maria Serena Valentini, viceprefetto vicario di Macerata che per anni ha fatto parte della formazione. "Se si superano i 1300 spettatori, in caso di rappresentazioni al chiuso, o i 5000 se si recita a cielo aperto interviene il provinciale. Sotto questi parametri la competenza è municipale". A dettare le regole è una legge del 2001. Planimetrie, uscite di sicurezza, materiali che prendono forma sono i dettagli dai quali non si sfugge. Sipario. M.CRISTINA BENEDETTI
ANCONA - Teatri storici, il 70 è più che sicuro
Il testo descrive le prove d'autore per stabilire la compatibilità degli interventi per i teatri storici con le norme di sicurezza. Solo il 30 dei 75 teatri che richiedono la deroga riescono ad adeguarsi senza tradire le loro origini. Il dirigente regionale dei vigili del fuoco, Leonardo Denaro, spiega che la deroga riguarda la questione delle vie di fuga e che non è una gentile concessione. I teatri storici sono stati costruiti tra Sette e Ottocento e hanno bisogno di interventi tempestivi per garantire la sicurezza degli spettatori. La Sovrintendenza stabilisce il compromesso tra le deroghe e il risultato sarà uno dei capitoli chiave della relazione sulla sicurezza dei teatri storici.
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