IL MODELLO IRLANDESE Da un passato di debole sviluppo allo sfruttamento di risorse paesaggistiche e di un tessuto sociale estraneo alla criminalità - IL RUOLO DI CAGLIARI Grazie agli interventi di riqualificazione urbana e alle strutture di grandi architetti è una delle città più attive del Mediterraneo L'esperienza di Paesi come l'Irlanda mostra chiaramente come sia del tutto possibile, anche se non certo facile, che territori con un passato segnato da un debole sviluppo industriale e caratterizzati da una lunga storia di emigrazione possano acquisire con rapidità un ruolo importante nei nuovi scenari dell'economia della conoscenza. La Sardegna rappresenta, nel contesto italiano, uno dei casi (se non il caso) che con maggiore credibilità può aspirare a percorrere negli anni a venire un cammino analogo. I problemi di questa terra sono ben noti: l'elevato abbandono scolastico, lo spopolamento dei centri dell'interno, la fragilità della cultura imprenditoriale, per limitarsi a qualche esempio. Ma anche le potenzialità sono altrettanto ben note: un territorio che ha saputo preservare gran parte delle sue risorse ambientali e paesistiche, una identità culturale salda, ricca e consapevole delle proprie radici, un tessuto sociale fondamentalmente sano e poco contaminato dalle logiche del crimine organizzato. In questi ultimi anni la Sardegna ha saputo mettere a frutto parte del suo potenziale avviando un processo di sviluppo estremamente promettente. Al di là delle punte di assoluta eccellenza come il polo scientifico-tecnologico di Pula o il campus di Tiscali a Sa Illetta, che rappresentano in vari ambiti un riferimento di livello internazionale e che fanno di Cagliari una delle aree metropolitane emergenti del quadrante mediterraneo, la regione è attraversata da una ventata di iniziative in campo scientifico e culturale che, se opportunamente supportate e fatte crescere, potrebbero in pochi anni contribuire in modo decisivo a cambiarne il futuro. Allo stato attuale, secondo i dati della Regione, per l'arco temporale di programmazione 2008-2013 sono previsti investimenti in campo culturale che sfiorano complessivamente i 235 milioni di euro, e che saranno passibili di integrazioni nei successivi anni di spesa. Cagliari rappresenta a tutti gli effetti non soltanto un importante incubatore di innovazione, ma anche un vero e proprio laboratorio di innovazione urbanistica e culturale a cui lavorano alcuni dei maggiori protagonisti della scena internazionale: dal nuovo museo Betile progettato da Zaha Hadid, al masterplan del quartiere Sant'Elia firmato da Rem Koolhaas, alla riconversione dell'area della ex Manifattura Tabacchi in fabbrica della creatività, un centro polifunzionale di produzione culturale che si inserisce nella più interessante corrente di rinnovamento urbano di questi anni, e che la società Goodwill ha classificato sotto l'etichetta di «dismissioni creative»: una categoria di analisi supportata da una ricchissima casistica e presentata del resto in anteprima proprio l'anno scorso alla Manifattura Tabacchi nel corso della prima edizione di Festarch, il grande festival dell'architettura giunto nel frattempo alla sua seconda edizione e accreditato internazionalmente. Ma la realtà sarda non si esaurisce nella vitalità della sua città capoluogo. Anche altri territori ospitano progetti ambiziosi e innovativi, come ad esempio il recupero dell'area mineraria di Monteponi a firma di Herzog De Meuron, nell'ambito del più vasto progetto del sistema dei parchi geominerari della regione (si veda l'articolo sotto), o la nuova rete museale che comprende tra le sue punte il Museo del Novecento e il Museo Tavolara dell'Artigianato e del Design a Sassari, il Museo della Sardegna Giudicale e il Museo della Civiltà Fenicia a Oristano, il Museo delle Identità Sarde nell'ex Mulino Gallisai di Nuoro, che già ospita col Man un museo che ha guadagnato stima e attenzione a livello internazionale, il Museo delle Bonifiche ad Arborea, il Museo Nivola a Orani. Parallelamente alla rete museale, per cui sono già previsti finanziamenti per 62 milioni di euro, cresce quella dei festival, che non si limita più ormai ad esempi notissimi come il festival letterario di Gavoi o Time in Jazz di Berchidda, ma si arricchisce ogni anno di nuove tappe significative. Si tratta evidentemente di una situazione di cambiamento che non potrà mantenersi tale a lungo in assenza di interventi che ne consolidino le prospettive di sviluppo e ne permettano la crescita. La Regione sta elaborando col tempo un approccio alla pianificazione culturale ad ampio raggio che crea le condizioni giuste per supportare queste dinamiche e per favorire un processo sempre più razionale ed efficace di utilizzo delle risorse ai fini di uno sviluppo locale culturalmente orientato, ma è evidente che un processo economicamente e socialmente sostenibile richiede un parallelo sviluppo e consolidamento di un'iniziativa privata che sappia non soltanto esprimere contenuti di qualità ma anche organizzarsi in forme imprenditoriali innovative, ibridandosi per quanto possibile con le nuove esperienze in corso di sviluppo sul versante scientifico-tecnologico e aprendosi a uno scambio internazionale sempre più vasto e sistematico. Questi ultimi passaggi, per quanto coerenti con ciò che sta accadendo nell'isola e per certi versi connaturati ai processi attualmente in corso, sollevano tuttavia delle criticità importanti perché chiedono alle comunità locali uno sforzo notevole in termini di rielaborazione creativa di una tradizione culturale e di atteggiamenti sociali che, se in parte costituiscono di fatto il terreno di coltura di questo cambiamento, dall'altro possono anche divenirne il principale ostacolo se congelati e ritualizzati in un'artificiale fissità che nega alla rievocazione e alla celebrazione della memoria ogni possibilità di dialogo con il tempo presente e con le sue nuove opportunità. Ma la Sardegna di oggi è piena di voci e di esperienze che dimostrano come sia invece possibile essere nello spirito della tradizione e allo stesso tempo capaci di guardare avanti e di disegnare percorsi nuovi. C'è da augurarsi che queste voci abbiano sempre più spazio e più seguito, e che nei prossimi anni questa terra sappia diventare uno dei più importanti laboratori di sviluppo locale a base culturale del Mediterraneo e d'Europa. Opportunità di lungo periodo. Sfruttare le peculiarità della Sardegna e darne una nuova interpretazione Una rete di nuovi musei già pianificati, l'esistenza parallela di una serie di festival, l'insistenza su quelle che sono state definite «dismissioni creative» possono fare dell'isola uno dei più importanti laboratori di sviluppo locale a base culturale d'Europa
ECONOMIA E CULTURA - Il profitto che fa cultura Pagherà sempre più l'investimento mirato e credibile nell'economia della conoscenza
La Sardegna, una delle regioni italiane più deboli economicamente, sta cercando di trasformarsi in un importante centro culturale e di innovazione. Grazie a interventi di riqualificazione urbana e a strutture di grandi architetti, Cagliari è diventata una delle città più attive del Mediterraneo. La regione ha un potenziale importante, con una cultura salda e una identità unica, ma anche problemi come l'elevato abbandono scolastico e lo spopolamento dei centri dell'interno. Tuttavia, la Sardegna sta avviando un processo di sviluppo promettente, con progetti come il polo scientifico-tecnologico di Pula e il campus di Tiscali a Sa Illetta.
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