Dicono che in Italia, negli ultimi due secoli, la tutela del Bel Paese era sempre progredita, e non aveva mai fatto dei passi indietro, come accade adesso: «Annullata la legge Galasso, che tutelava il 47 percento dell'Italia»; «si è capovolta una concezione: prima, i beni culturali non erano vendibili, salvo casi eccezionali; ora, saranno eccezionali i casi in cui non potranno essere venduti». E il paesaggio? «Su di esso, lo Stato aveva l'ultima parola: annullava le autorizzazioni degli enti locali; ora, alle soprintendenze resta solo un parere consultivo». «Il patrimonio culturale potrà essere esportato, se non è d'eccezionale interesse: ma chi decide questo interesse, e su quali basi?»; e poi, «il silenzio-assenso sulla libera vendita degli immobili pubblici si tradurrà in una voragine: agli uffici dei Beni culturali mancano troppi funzionali, e devono provvedere a troppe pratiche, perché non accada i così». Le associazioni ambiemtaliste (Italia nostra, Legambiente, Wwf, Comitato per la Bellezza, Bianchi-Bandinelli, i Verdi, i Funzionari tecnico-scientifici del Ministero: manca solo il Fai) si danno appuntamento al Senato, e protestano contro il nuovo codice dei Beni culturali e ambientali voluto dal ministro Urbani, ormai alla firma del Presidente della Repubblica Ciampi. «Il Senato non ne ha quasi mai discusso: tre riunioni in commissione, di nemmeno un'ora ciascuna; e il provvedimento valica assai anche il limite della delega che era stata concessa al Governo: noi siamo stati imbrogliati, ci hanno mentito», dice il Verde Sauro Turroni; «fosse già stato in vigore questo Codice, non solo il mostro dei Fuenti non sarebbe stato abbattuto, ma ne sarebbero nati altri cento» (Legambiente, Maurizio Picca); «è quasi freudiano: ma nel Codice, dopo la definizione di cosa sono i beni culturali, già il primo articolo parla delle possibilità di venderli» (Giuseppe Chiarante, Bianchi-Bandinelli); «il Codice è percorso da un fil rouge mercantile ed economicista, che trasforma in merce il tesoro d'Italia, e rovescia qualsiasi impostazione precedente» (Italia nostra, Desideria Pasolini dall'Onda). Vittorio Emiliani, Comitato per la Bellezza, spiega che in Sardegna, per sette architetti, ci sono 7.600 pratiche ogni anno: ciascuno deve istruirne e definirne in media quattro al giorno, calcolando solo quelli lavorativi; sono invece sette, sempre al giorno, le pratiche per ognuno dei loro colleghi liguri; nelle Marche, quattro architetti in tutto; otto nell'Umbria e nella Puglia, e nove in Calabria: spesso costretti sopralluoghi in posti lontani. Irene Berlingò è una funzionaria del Ministero; racconta: «Mancano il sei per cento degli architetti; il 15 per cento degli storici dell'arte; il 20 per cento degli archeologi. Il funzionario tipo ha sui 50 anni; dopo 25 anni di carriera direttiva, guadagna 1.300 euro, e non ha alcuna prospettiva: l'ultimo concorso per dirigenti è antico di sette anni». Non solo: l'immenso patrimonio mobiliare degli enti pubblici, spesso edifici antichi e sovente nei centri storici, era tutelato per definizione; incedibile. Una norma Melandri ha imposto la redazione degli elenchi di questi «edifici di solito del tutto sconosciuti»; gli elenchi stanno ancora affluendo al Ministero: ma la norma è stata già cancellata, il tempo per vagliarli annullato, e questo patrimonio rientra nei 120 giorni di silenzio-assenso; «chi potrà mai esaminare tutto questo bendiddio? Arriveranno liste solo con dei numeri catastali, e una soprintendenza avrà un mese per decidere, in maniera motivata, se un edificio, finora del tutto ignoto, riveste un valore culturale». E tutto ciò che non l'avrà per esplicita dichiarazione? In vendita libera. Gli ambientalisti chiedono riforme a questo Codice fin da ora, già da oggi, quando il Senato discuterà la delega al governo per l'Ambiente; e promettono di presentare una nuova loro normativa, diametralmente opposta. Irene Berlingò continua: «E pensare che il Vaticano, nel 2000, ha varato una legge sui beni culturali che è quasi la fotocopia di quelle che, oggi, di fatto l'Italia abolisce». Demolite tutte le norme di tutela «pur di fare cassa», dice il Comitato per la Bellezza. «La divisione del patrimonio in beni più e meno importanti è pericolosa»; un grandissimo studioso, sir Denis Mahon, racconta che, fino a 50 anni fa, «acquistavo disegni del Guercino, perché costava meno che fotografarli»: allora erano, appunto, "meno importanti" di tanti altri "beni". Per le associazipni ambientaliste, «è tutta una progressione: la separazione tra la tutela e la valorizzazione» («tra conoscenza e sfruttamento», chiosa Desideria Pasolini), «poi la vendibilità del patrimonio, la concessione dei musei ai privati, la possibilità d'offrire in comodato singoli beni ai privati stessi, ora il Codice che cancella quel poco che ancora rimaneva». «Azzerate le tutele paesistiche della Legge Galasso», che proteggeva le coste, le zone attorno alle acque e sui monti. «Il nostro paesaggio non è più quello dipinto da Simone Martini, Hackert, Giovanni Bellini, e tanti altri; ma ora, promette di essere sventrato e cementificato ancora di più», afferma Emiliani. Si mette a repentaglio ciò che il nostro Paese ha di più prezioso: la storia, l'identità, la bellezza delle opere, la stessa sua natura; erosi tutti, o quasi, i principi di tutela; con la sua antica passione, Desideria Pasolini dall'Onda invoca, urlando: «Bisogna fare capire ai cittadini che cosa succede, e risvegliare le loro coscienze». Gli ambientalisti non si danno per vinti: da oggi, spiegano, comincia un'altra battaglia, «sarà certo assai dura, ma la faremo tutti assieme».