Il Tar della Toscana ha annullato l'autorizzazione al rigassificatore di Livorno-Pisa. "Una vittoria!" ha commentato Greenpeace. L'associazione ambientalista aveva infatti presentato ricorso a ottobre 2007 insieme al Comitato di Pisa e Livorno e a Medicina Democratica e Forum Ambientalista contro il Rigassificatore offshore. Lo rende noto Greenpeace in una nota. Il ricorso era stato presentato quando Greenpeace prima aveva sollevato dubbi sulla legittimità dell'operazione e in seguito aveva scoperto le prove di un clamoroso falso in atto pubblico: il Decreto di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) che autorizzava l'impianto mentiva nell'affermare che il Comitato di Pilotaggio del Santuario dei Cetacei aveva espresso un parere positivo sulla compatibilità tra rigassificatore e Santuario. "Non conosciamo ancora le motivazioni del TAR - ha detto il responsabile della campagna Mare di Greenpeace, Alessandro Giannì - ma ne siamo sicuri: quel rigassificatore era e resta illegale. Il mare non può essere dichiarato zona industriale, tanto più un'area dichiarata protetta come il Santuario dei Cetacei e i rigassificatori sono, per la Direttiva Seveso, siti industriali pericolosi! Sappiamo di altri progetti di rigassificatore offshore in Italia: ci opporremo a ogni ipotesi di industrializzazione del mare". L'associazione ambientalista ha portato questa vicenda all'attenzione del Segretariato del Santuario dei Cetacei (mai avvertito dalle Autorità italiane), del Parlamento Europeo e della Convenzione contro l'inquinamento marino (MARPOL) per impedire che altri simili, folli, progetti vengano realizzati. 2008 - redattore: LM
AMBIENTE. Tar Toscana annulla autorizzazione rigassificatore. Greenpeace: una vittoria
Il Tar della Toscana ha annullato l'autorizzazione al rigassificatore di Livorno-Pisa. Greenpeace ha commentato la decisione come una "vittoria". L'associazione aveva presentato un ricorso contro il rigassificatore insieme ad altre organizzazioni. Il TAR ha annullato l'autorizzazione per motivi non specificati. Greenpeace ha affermato che il rigassificatore era illegale e che il mare non può essere dichiarato zona industriale. L'associazione ha anche portato la vicenda all'attenzione del Segretariato del Santuario dei Cetacei e del Parlamento Europeo per impedire altri progetti di rigassificatore offshore.
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