Paestum, e al grande sfregio nei pressi di Porta Sirena, con la costruzione di una specie di autostrada presso le mura antiche, se ne aggiunge ora un altro. Più piccolo, ma non meno inaccettabile. Ovvero l'allestimento, sempre in parallelo alle mura, di un percorso pedonale ricoperto di assi di legno in tek (visibile nella foto che pubblichiamo). Un vero assurdo paesaggistico, che trasforma il contesto archeologico in luna park. Con tanto di pista ciclabile, autostrada panoramica a tre corsie, incluse massicciata e guard rail. Ed ora anche una pedana da stabilimento balneare. Del tipo di quelle che portano alle docce, camminando da arenili e rotonde sul mare. E il tutto pure con materiale pregiato: tek sostenuto da travertino bianco. Tanto per non farsi mancare niente. Roba «super kitsch» insomma, che la dice lunga sui criteri di conservazione e fruizione del paesaggio che amministrazioni comunali, e Sovrintendenze nel nostro sud, hanno inteso far propri (a differenza del rigore invalso ad Atene col Partenone). Piccolo riassunto delle puntate precedenti. I lettori ricorderanno che il 5 luglio avevamo denunciato lo scempio dell'«autostrada» deliberata dal Comune di Capaccio (Salerno) in prossimità di Porta Sirena, al posto della piccola strada provinciale anni trenta, tra la cinta muraria greca da un lato, e l'edificio dell'ex fabbrica Cirio, a ridosso di un santuario sottostante. Avevamo pubblicato anche la foto del nuovo intervento (a confronto con le immagini del «prima») che mostrava il rialzo dei punti di quota della vecchia strada. In una con il riempimento dell'antico fossato in precedenza interposto tra le mura e l'esterno. Perciò, in luogo del fossato antico, una pista ciclabile, e al di là di essa la strada con massicciata, e in mezzo il guard rail. «Accrocco» inguadabile, in uno dei punti più poetici di una zona archeologica, tra le più importanti d'Italia. Stante l'antichità dell'insediamento dorico fondato dai Sibariti nel 600 ac. Dentro le mura poi, tre templi leggendari. Intatti. In un campo di scavi straordinario, protetto dai Borboni e da Mu-rat, entrato nelle rotte del Grand Tour dal 1700, e in seguito luogo di ritrovamento della «Tomba del tuffatore», ad opera dell'archeologo Mario Napoli. Nulla a che vedere con Agrigento, quanto a incontaminatezza. In ragione dello sfascio agrigentino e della legge Zanotti Bianco del 1951, che ancora oggi sancisce la inedificabilità per mille metri, dalla cinta muraria. Ebbene il giorno 10 luglio il Sovrintendente Maria Luisa Nava d scriveva, difendendo sia pur con qualche riserva, l'intervento. E negando che il fossato antico fosse mai esistito. Non senza rivendicare l'utilità della pista ciclabile, i restauri e quant'altro. Rispondemmo che l'intervento era pessimo e che la stessa Sovrintendenza in passato aveva certificato l'esistenza dell'antico fossato (riempito!). Ora arriva anche la «passerella». Indifendibile come il resto, poiché spezza continuità ed atmosfera dei luoghi. E incoraggia un turismo autostradale e da parco giochi. Ma la battaglia continua. Coi cittadini, gli ambientalisti, gli architetti e gli storici dell'arte, tra i quali Fulvio Irace e Gillo Dorfles, difensori di quei luoghi. Parole d'ordine: cancellare l'obbrobrio. E pedonalizzare e ripristinare la vecchia strada.