Quella del ministro ai Beni Culturali Sandro Bondi è stata una delle prime visite effettuate in Italia da quando ha assunto l'incarico governativo. «La visita - dice l'aquileiese, assessore provinciale al Turismo, Franco Mattiussi - credo si commenti da sola: è importante che il Ministro abbia sentito la necessità, la voglia di venire a visitare il sito Aquileia, al di là degli amici che ha sul territorio. La Provincia di Udine è fortemente interessata a valorizzare, come del resto ha sottolineato la collega assessore Lizzi, le potenzialità di Aquileia». Mattiussi ricorda che la Provincia s'è fatta carico di sensibilizzare ulteriormente il ministro anche per la promozione all'Unesco di Cividale. Ed evidenzia le prospettive di Aquileia. «È stato creato un canale diretto - sottolinea - che ci consentirà di presentare i nostri programmi, senza interferenze o percorsi difficili. Il riferimento è principalmente per la Fondazione, che deve assolutamente decollare. Il presidente della Provincia, Fontanini, desidera con determinazione che sia un organismo efficiente ed efficace». Evidentemente soddisfatti della visita, che promosso Aquileia a tutti i livelli, sono anche tutti gli altri «attori», sia del mondo dell'archeologia e sia degli enti locali. Il sindaco Alviano Scarel è stato chiaro nel suo intervento ufficiale: la cosa più importante è la leale collaborazione fra gli enti periferici dello Stato. Il riferimento è palese: non ci possono essere da una parte la Soprintendenza che opera in un determinato modo, in maniera autonoma, e dall'altra il Comune che vede vanificati tutti gli interventi e la programmazione. L'esempio che viene portato è lampante: la città di Pompei è stata creata all'esterno dei resti archeologici, ad Aquileia la città romana è sotto ai piedi dei cittadini. L'occasione della visita ha consentito al vice sindaco e assessore alla Cultura, Flavio Cossar, di consegnare al ministro una lettera, diretta anche all'assessore regionale alla Cultura, a quello al Turismo della Provincia di Udine, al direttore regionale per i Beni Culturali e al soprintendente per i Beni archeologici del Friuli Venezia Giulia. L'oggetto è ciò che tutti additano: gli scavi archeologici. «Questa amministrazione comunale - ribadisce Cossar - da tempo memorabile afferma che non si può e non si deve scavare ad Aquileia in assenza di un'adeguata programmazione pluriennale, perfino a prescindere dai finanziamenti disponibili. La stessa Fondazione, del resto, è nata principalmente per superare questa empasse».Cossar porta un esempio: «È deplorevole che a tutt'oggi le Università di Udine, di Trieste e di Padova abbiano ricevuto un'ulteriore concessione per scavi archeologici a pelle di leopardo"». Finiti gli scavi estivi, le aree vengono ricoperte: «Perfino la terra di risulta, dato che lo smaltimento a discarica costa, viene ammucchiata in zona creando cumuli unici nel loro genere ad Aquileia: la popolazione chiama questi scavi "busis di fare", buchi di talpa. Sono scavi che portano nocumento al patrimonio storico-archeologico aquileiese e, nel contempo, ledono le potenzialità economico-sociali su cui Aquileia stessa poggia il suo futuro. Questo non significa che le Università non debbano scavare - conclude Cossar -, ma ci deve essere a priori una programmazione concordata».