IL CASO. Una visita dello Spisal in anfiteatro manda in tilt il cambio delle scene. E ripropone una questione mai risolta Statue di cartapesta e altri arredi d'opera accatastati fin quasi sul Liston. E l'assessore Di Dio si infuria Una distesa di cartapesta, pezzi di legno, finti cannoni e figure mitologiche hanno invaso ieri piazza Erbe. Si trattava delle scenografie per le opere liriche che vanno in scena in Arena, come spesso i veronesi si sono abituati a vedere, durante la stagione estiva. Uno «spettacolo» poco piacevole che si dice essere il prezzo da pagare per godere dei veri spettacoli che hanno resa famosa la città in tutto il mondo. Ma ieri le strutture scenografiche hanno invaso la piazza come mai si era visto prima, allungandosi ben oltre tutta la facciata di palazzo Barbieri e arrivando a poche decine di metri dal Liston. Una sorta di «esplosione» dovuta all'arrivo a sorpresa all'interno dell'Arena degli ispettori del lavoro dello Spisal che hanno bloccato lo scambio delle scenografie, tra quelle da poco smantellate e quelle in procinto di essere installate per il nuovo spettacolo. A queste due se ne aggiungevano anche altre tre, o parti di esse, che serviranno per gli spettacoli dei prossimi giorni.Una visione che ha fatto andare su tutte le furie l'assessore Vittorio Di Dio che, accortosi della situazione, ha telefonato agli uffici competenti sostenendo: «Non erano queste le mie indicazioni, o fate qualcosa al più presto oppure io butto tutto nell'Adige». Un'espressione colorita che ha avuto in qualche modo il potere di smuovere le acque, tanto che poche ore dopo, la mole di scenografie in piazza Bra era drasticamente diminuita. Ma la visita dello Spisal, che avrebbe causato il temporaneo blocco delle scenografie, ha riaperto una vecchia questione, ovvero quella degli spazi destinati a tali strutture. Il sovrintendente della Fondazione Arena, Francesco Girondini, fa sapere che le scenografie sono una ingombrante necessità anche se, a dir suo e dei tecnici comunali, molto è stato fatto per ridurla. C'è infatti un accordo del 2005, stipulato dall'allora sindaco Paolo Zanotto con il Ministero e con la Fondazione per l'utilizzo di 900 metri quadrati, suddivisi in «isole», di piazza Bra. Inoltre l'amministrazione si impegnava, a «destinare parte delle ex scuole Segala, di fronte all'Arena, per la sede degli uffici e dei lavoratori della Fondazione, per un progressivo sgombero degli arcovoli». L'obiettivo era quindi la liberazione del vallo dal «giogo» delle scenografie. Scopo che potrebbe sembrare non raggiunto anche se dagli uffici comunali si sostiene che nel corso dei tre anni passati l'occupazione è stata ridotta di 450 metri quadrati. Le attuali isole occupano uno spazio di 600 metri quadrati mentre ne sono concessi fino a 900. Infine, i tecnici spiegano che sono stati anticipati i tempi della riduzione del ponteggio fra le scuole Segala e l'Arena, liberando ulteriori due arcovoli nel «pieno rispetto dell'accordo del 2005, grazie alla scelta di spendere maggiori fondi per il trasporto con i camion delle scenografie». Peccato però che nonostante gli sforzi, i veronesi non abbiano visto un grande miglioramento e che piazza Bra continui ad assomigliare a un magazzino. Non sarebbe meglio valorizzare, isolandole, le scenografie più accattivanti che attraggono i turisti?
VERONA - Le scenografie areniane invadono piazza Bra
Ieri piazza Erbe è stata invasa da scenografie per le opere liriche che vanno in scena in Arena. La visita dello Spisal, che avrebbe causato il blocco delle scenografie, ha riaperto una vecchia questione: gli spazi destinati a tali strutture. L'assessore Di Dio si è infuriato e ha minacciato di buttare tutto nell'Adige. Dopo poche ore, la mole di scenografie è stata drasticamente ridotta. Il sovrintendente della Fondazione Arena sostiene che le scenografie sono una necessità, ma che molto è stato fatto per ridurle.
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