Roma Eccher, responsabile del museo, risponde all' assessore Croppi: chieda ai centomila che ci visitano ogni anno «La visione smaccatamente falsa di un "Macro" ignoto ai romani può appartenere solo a chi non ha alcun tipo di dimestichezza con l' arte contemporanea...». Danilo Eccher, trentino, classe 1953 e dal 2001 direttore appunto del Macro, ovvero del Museo di arte contemporanea di Roma, risponde senza giri di parole a Umberto Croppi, An, nuovo assessore alla Cultura di Roma nella giunta Alemanno. Proprio ieri Croppi, parlando col Corriere della Sera, aveva annunciato la sostituzione di Eccher al Macro: «È un oggetto sconosciuto, i romani non sanno che esiste un museo di arte contemporanea e quindi il suo direttore Danilo Eccher sarà sostituito». Eccher non se la prende affatto per l' addio a Roma: «Lo sapevo, da due settimane avevo inviato e-mail di congedo alle centinaia di persone con cui avevo intrattenuto rapporti di lavoro. Trovo assolutamente legittimo che un nuovo assessore alla Cultura abbia una propria linea politico-culturale che può non coincidere con la direzione scientifica di un museo». Il problema, secondo l' ormai ex responsabile dell' istituzione contemporanea romana, è una motivazione «che non trova riscontro con la semplice realtà dei fatti». Ed ecco le cifre di Eccher, nominato al suo posto da Walter Veltroni: «Centomila presenze annue, un dipartimento didattico che coinvolge decine e decine tra scuole elementari, medie, superiori, un master realizzato con "La Sapienza"». Gli appunti di Eccher riguardano poi le grandi istituzioni museali internazionali: «Collaborazioni con La Tate Modern di Londra, il PS1 di New York, la fondazione Miró di Barcellona, il Reina Sofia di Madrid, la Serpentine Gallery di Londra, le Biennali di Venezia e Istanbul». In quanto al rapporto con gli artisti, Eccher tiene a sottolineare il carattere «romano» di molte scelte: «Un grande museo di arte contemporanea non può non avere una vocazione internazionale. Ma noi abbia curato con attenzione gli artisti romani dell' età di mezzo, e penso a Nunzio, Piero Pizzi Cannella, Domenico Bianchi, o a quelli dalla personalità più riconosciuta, per esempio Carla Accardi, fino ai premi assegnati ad artisti giovani come Elisabetta Benassi e Ra Di Martino». E il rapporto complessivo con la città, Eccher? «Mi piace citare il sostegno assicurato, grazie a "Macro amici", da imprenditori come Nicoletta Fiorucci, Filippo Faruffini, Giuseppe Calabresi, il notaio Giovanni Giuliani». Eccher, alla fine del ragionamento sul passato del Macro, torna sul tema del rapporto tra destra e arte contemporanea: «Penso che la destra di oggi abbia una grande difficoltà nel comprendere il pensiero contemporaneo. Sono lontani i tempi dello spirito anche rivoluzionario di una destra vicina al futurismo, al razionalismo. Ora assistiamo a un appiattimento sulla cultura classica conservatrice. In quanto alla pittura, è in bilico tra il localismo e il figurativismo un po' passatista. Forse per questo non sa cosa sia una realtà come il Macro».