Al vescovo ricorda Sant' Agostino Anche se nato, casualmente, a Porto Recanati (Macerata, 1948), Alejandro Kokocinski va subito in Argentina. Da qui viaggia per tutta l' America Latina e per vivere si esibisce, ancora bambino, come acrobata sui cavalli. Rientrato a Buenos Aires, lavora come scenografo in un teatro. Scenografo era stato anche il nonno, Costantin Borislavich, anche se aveva una laurea di ingegneria che non gli era servita. Si spiega, quindi, come la scenografia sia diventata il punto di partenza di sculture e dipinti di Kokocinski. Una conferma, in questo senso, viene dalle mostre di Tarquinia - in due sedi - e di Roma: complessivamente 35 opere degli ultimi quindici anni. Dipinti coi personaggi che escono dalla tela per diventare sculture e sculture che rientrano nella tela per diventare dipinti. Straordinari: Kokocinski riesce ad emozionare. Le sue origini? Alejandro è un eclettico, ma di quelli cui basta dare un' occhiata veloce per assimilare movimenti, gesti, colori e farli propri. Non ruba, prende in prestito, assimila ed espelle le scorie. Quello che resta è oro puro. Claudio Strinati, che lo presenta in catalogo (Giunti) vi rintraccia «un' ispirazione goyesca, filtrata attraverso i sedimenti di innumerevoli avventure figurative del ' 600 italiano e spagnolo, che arrivano però distorte da una specie di eterno spirito alla Bacon che aggredisce la forma e la rende urlante e impetuosa». Goya e Bacon, quindi. Ma di Goya aveva anche parlato Rafael Alberti, nei suoi versi del febbraio ' 72;: «Quasi impassibile, muto, silenzioso, Alessandro è la vita, giovane, dura, dura fin troppo, apertamente oscura, angelo operaio in triste urgenza precipitosa, tenero, povero, feroce, disperato la mano ferma, artiglio e ala di guerra, che disegna, contrae, stringe, comprime e quasi goyescamente spaventa». L' urlo e l' impeto vengono dal sangue che esplode nelle vene dell' artista, dai drammi vissuti direttamente o da quelli di cui ha subìto le conseguenze. Basta scorgere la sua biografia. E mai, come in questo caso, la biografia è importante. Padre polacco e madre russa sopravvissuti all' olocausto, sfollati in Italia dal ' 43. L' infanzia trascorsa in Brasile, nella foresta dell' Iguazù, fra gli indiani Guaranì. Gli anni del Cile da cui va via con la caduta di Allende. La venuta a Roma, dove viene accolto da Carlo Levi, Alberto Moravia e Rafael Alberti. I sei anni trascorsi fra Germania e Ungheria. Il ritorno definitivo in Italia, il suo oscillare fra Roma e Tuscania, dove aveva ricavato uno studio da un vecchio teatro abbandonato (poteva essere diversamente?). Paiono titoli di capitoli d' un libro Nomade, Kokocinski. E così lo sono le sue radici e la sua pittura-scultura che abbraccia tematiche diverse, che vanno dalla denuncia politica e morale alla riscoperta del mito, dall' evocazione archeologica alla rappresentazione di angeli e demoni. Un viaggio che attraversa il realismo di matrice sudamericana, la visionarietà del mondo favolistico russo, il grottesco di certi espressionisti, i sogni-incubi dell' infanzia, le allucinazioni, le metafore. Quando poi l' artista va alla ricerca dell' identità di un personaggio in cui sintetizzare la storia dell' uomo, la risposta non può che essere una: Cristo. Che diventa il protagonista della Trasfigurazione, accanto a donne nude, coppie di amanti, ecc.; personaggi, comunque, con una loro profonda sofferenza e che stimolano nello spettatore sentimenti di pietà, tanto da fare scrivere al vescovo di Civitavecchia, Carlo Chenis, che Kokocinki riesce a «dialettizzare tormenti platonici e inquietudini agostiniane». ALEJANDRO KOKOCINSKI Tarquinia, Auditorium di San Pancrazio e Chiesa di Santo Spirito, sino al 31 agosto. Tel. 0766858194; Roma, Palazzo Venezia, sino al 15 agosto. Tel. 0669994219
Il Cristo di Kokocinski fra donne nude e amanti che soffrono
Alejandro Kokocinski, nato a Porto Recanati nel 1948, è un artista eclettico che ha vissuto in diverse parti del mondo, tra cui l'America Latina e l'Europa. La sua arte è caratterizzata da una grande varietà di stili e tematiche, che vanno dalla denuncia politica e morale alla riscoperta del mito e dall'evocazione archeologica alla rappresentazione di angeli e demoni. La sua pittura-scultura è caratterizzata da una grande intensità emotiva e da una capacità di evocare sentimenti di pietà e disperazione negli spettatori.
Artista / Persona
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