«Mi telefonate per i musei meno visitati? Lo immaginavo...» La voce di Giuseppe Andreassi, Soprintendente archeologico della Puglia, tradisce una gran tristezza di fondo e quasi un senso di resa. Perché il Soprintendente parla di Siponto come di una scommessa perduta: «La vicenda dei quattro visitatori nel 2007 si spiega amaramente. Il Parco archeologico di Siponto venne inaugurato dieci anni fa dopo lunghi e attenti scavi, curati con straordinaria passione dalla collega Marina Mazzei, purtroppo scomparsa molto prematuramente nel 2004». Quando, in base alla legge Ronchey, i servizi furono affidati ai privati, la Soprintendenza inserì nel bando sia il castello di Manfredonia che il Parco archeologico di Siponto. Le condizioni ottimali c' erano, dice Giuseppe Andreassi: «All' ingresso del Parco esiste un piccolo edificio, affidato al museo dal Comune. C' erano insomma tutte le condizioni per mettere su una biglietteria, uno spazio per la vendita di oggetti, una postazione informatica. Avevamo pensato a uno stand per la produzione enograstronomica locale, molto ricca da queste parti». La Puglia, si sa, è terra di grandi vini e di ottimi olii. E cosa è accaduto? «Purtroppo l' operazione non si tenne in piedi economicamente. Troppo rare le visite. Eccessivamente scarsa, insomma, la risposta del pubblico. Pesò molto la scomparsa di Marina Mazzei, vero motore di tutta l' iniziativa e del progetto». La Novamusa-Thesauron, società che gestisce i servizi a Manfredonia, decise a quel punto di farsi indietro e di lasciare Siponto. Ancora il Soprintendente: «Ci chiesero di agganciare il biglietto per Siponto al circuito museale col museo nazionale del Gargano. Non posso nemmeno dire che rimasero immobili. Provarono con la pubblicità negli aeroporti, proposero visite guidate». Andreassi vigila anche sul secondo sito meno visitato d' Italia, il Parco archeologico di Monte Sannace a Gioia del Colle: 122 intrepidi visitatori nel 2007 più altri 178 temerari attirati dal circuito archeologico con il museo di Gioia del Colle. Quindi 300 tondi in tutto. Il bello è, che in quel caso, l' organico prevede un custode-casiere più altri due custodi impegnati a vigilare sull' area per tutelarla dalle incursioni di cacciatori e di ladri. Un custode ogni cento visitatori l' anno, per farla breve. Ma anche qui non esiste una biglietteria autonoma: si fa sempre capo alla postazione centrale, stavolta al Castello di Gioia del Colle. Eppure il contesto del Parco di Sannace appare straordinario: un territorio vasto, quasi selvaggio dove compaiono i resti di un abitato attivo dal X secolo avanti Cristo e in seguito capace di proficui contatti con l' universo greco e quello romano. L' ideale per una scoperta culturale al di là dei soliti schemi. Ammette Andreassi: «Lo so bene che non parliamo di Pompei né di Paestum. Ma si tratta comunque di una realtà importante, per quel territorio. Personalmente penso che il ministero dovrà decidere, un giorno o l' altro, sul metodo da adottare per risolvere il problema. Non si può continuare né con la gestione in economia, soprattutto dopo questi tagli. Né affidarsi ancora ai privati, che si trovano in oggettiva difficoltà». Altra telefonata, stavolta a Pisa. Anche qui la reazione della direttrice del Museo nazionale di Palazzo Reale, Mariagiulia Burresi, è scontata: «Siamo nella lista dei meno visitati, vero? Lo so, lo so bene». Altro che Uffizi affollati. Siamo tra corridoi deserti e silenziosi, eppure Raffaello e il Bronzino non mancano nemmeno qui. Mariagiulia Burresi racconta un' altra storia deprimente, legata però alla carenza di organico: «Dopo i recenti pensionamenti abbiamo solo sei custodi che però devono garantire l' apertura quotidiana e la funzionalità anche degli uffici della Soprintendenze di Pisa e di Livorno, al terzo piano del palazzo. Quindi tra turni, ferie e malattie riusciamo ad aprire solo quattro ore al mattino del sabato. E non sempre. Su di noi ci fu anche un' interrogazione parlamentare di Ermete Realacci, la scorsa legislatura». Evidentemente priva di qualsiasi effetto tangibile. Ma non avete tentato accordi con associazioni del volontariato? «Certo, per esempio con gli Amici dei Musei. Ma sono formule che non possono essere sostitutive del personale e spesso non hanno nemmeno le caratteristiche di una necessaria continuità perché tutto è legato alla disponibilità del singolo volontario» Ma così non si disperde un patrimonio? «So bene che il meccanismo rompe ogni possibile rapporto col pubblico. Non c' è fidelizzazione, i turisti non inseriscono Palazzo Reale tra i loro ricordi pisani...». Chi salverà questo piccolo scrigno toscano dal dimenticatoio?