ROMA Architettura rurale, arriva la tutela. Dopo l'approvazione in via definitiva da parte della commissione Beni culturali del Senato, il 10 dicembre scorso, la legge 3782003 è finalmente approdata sulla «Gazzetta Ufficiale» n. 13 del 17 gennaio 2004. A segnalarlo e anche la Coldiretti, che in un comunicato diffuso ieri ha richiamato l'attenzione sulle potenzialità della nuova norma a vantaggio dei proprietari di 200mila edifici rurali. La legge ha lo scopo di «salvaguardare e valorizzare le tipologie di architettura rurale, quali insediamenti agricoli, edifici o fabbricati rurali, presenti sul territorio nazionale, realizzati tra il XIII ed il XIX secolo e che costituiscono testimonianza dell'economia rurale tradizionale». Le Regioni dovranno perciò avanzare le loro proposte per l'individuazione delle diverse tipologie di architettura rurale al ministero dei Beni culturali che, di concerto con Politiche agricole e Ambiente, con decreto non regolamentare, fisserà i criteri per le tipologie e quelli tecnico-scientifici per la realizzazione degli interventi di recupero e riqualificazione. L'aspetto interessante è che per una volta a essere privilegiati sono gli edifici, indipendentemente dalla loro destinazione: «I benefici non sono riservati solo agli imprenditori agricoli ma semplicemente ai proprietari» dice Stefano Masini di Coldiretti. Una precisazione importante, perché tutte le agevolazioni fiscali legati alle case di campagna, invece, sono sempre state legate al mantenimento dei requisiti di «ruralità». «Edifici dice Coldiretti che segnano in modo caraneristico e inconfondibile il paesaggio e che possono rappresentare una importante contributo per valorizzare la campagna italiana dove molti cittadini e imprese hanno scelto di vivere e svilupparsi». Una volta individuate le tipologie, le Regioni e le Province autonome, sentite le Soprintendenze, passeranno a individuare gli insediamenti nei quali avviare piani di recupero, riqualificazione e valorizzazione «delle loro caratteristiche storiche, architettoniche e ambientali». Per contribuire a questi piani sono destinati 8 milioni dì euro (un po' pochi) per il triennio 2003-2005; nel 2004 ci sarà quindi doppia distribuzione. Regioni e province autonome erogheranno poi i contributi ai proprietari o titolari degli insediamenti individuati nei piani, per un importo pari al massimo al 50 della spesa «riconosciuta secondo il piano finanziario». I contributi verranno erogati dopo la stipula di una convenzione nella quale i proprietari si impegneranno, fra l'altro, a non vendere l'immobile per dieci anni. «Importante anche l'articolo 5 sulle sponsorizzazione dice Masini che consentirà di rimpinguare il fondo». La legge stabilisce che all'attuazione dei piani concorrono anche «i proventi di sponsorizzazioni, lasciti ed erogazioni liberali, finalizzati alla tutela e valorizzazione delle tipologie di architettura rurale ricadenti sul territorio regionale o delle province autonome». A questo punto la palla passa alle Regioni, che dovranno impegnarsi per l'individuazione delle tipologie da tutelare: Coldiretti ne fa un breve elenco: cascina (Lombardia, Piemonte), malga e maso (Trentino), villa e barchessa (Veneto), casa colonica (Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna), casa colonica e cascina (Liguria), casale (Toscana, Umbria, Marche, Lazio), masseria (Abruzzo e tutte le Regioni del Sud), stazzo e fumadroxiu (Sardegna). Si tratta di almeno 200mila edifici, dice la Coldiretti, di cui 80mila costruiti prima del 1919 e a rischio di abbandono, perché non occupati.