Il pm Giovanni Di Leo contesta anche la realizzazione di opere abusive Primi indagati per la demolizione dellex Velodromo dellEur. Non è bastato far saltare il grande impianto sportivo per seppellire linchiesta della Procura. Lordinanza firmata dal prefetto Carlo Mosca per «ragioni di pubblica sicurezza», infatti, non ha in alcun modo interferito sulle indagini della magistratura che ora ha deciso di iscrivere lamministratore delegato dellEur Spa, Mauro Miccio, assieme ad altri dirigenti, sul registro degli indagati. Sono due i reati che vengono ipotizzati dal procuratore Giovanni Ferrara e dal suo sostituto Giovanni Di Leo: la violazione della legge urbanistica e il mancato rispetto del vincolo storico artistico a tutela dellex Velodromo di viale dellOceano Pacifico che aveva ospitato le gare ciclistiche per le Olimpiadi del 60. Linchiesta è scattata a seguito di due esposti presentati dal comitato dei residenti del quartiere che si oppongono alla costruzione della nuova "Città dellacqua e del benessere". Una struttura ultramoderna che sarà realizzata dalla società Acquadrome di proprietà al 51 di Condotte e al 49 di Eur Spa. Per impedire la distruzione del Velodromo, lo scorso 23 luglio, la Procura ne ha disposto il sequestro preventivo per «salvaguardare lintegrità del bene» in quanto riteneva necessario «svolgere ulteriori accertamenti alla luce del lequivoco provvedimento di annullamento gerarchico del vincolo che disattende in parte sostanziale il parere del Comitato tecnico scientifico per i beni architettonici e paesaggistici dell11 luglio 2008» Ma non solo. La Procura sottolinea la rapidità con cui si è proceduto a disporre la distruzione delledificio nonostante lesistenza di pareri contrastanti sul valore monumentale dellimpianto. «Appare straordinariamente veloce la "laconica" decisione di accoglimento del ricorso gerarchico (in 4 giorni il Ministero annulla il vincolo, ndr) - scrive la Procura - che non tiene in alcun conto il fatto, esplicitamente menzionato e riconfermato dal Comitato tecnico scientifico, che il bene al centro della controversia "è di interesse storico artistico" e che andavano mantenuti i vincoli della Direzione Regionale per i beni culturali e paesaggistici del Lazio». Il sostituto procuratore Di Leo contesta anche la irregolarità dei lavori di sbancamento effettuati in preparazione della demolizione. «Le opere - scrive il magistrato - sono eseguite in assenza di autorizzazione della direzione regionale dei beni culturali e paesaggistici del Lazio, malgrado il vincolo imposto sul bene di notevole interesse storico e artistico del 16 aprile 2008». Per quanto riguarda la decisione della Prefettura di procedere alla demolizione dellimpianto per ragioni di incolumità pubblica non viene ravvisata alcuna irregolarità dalla Procura. «Le cariche sono state iniettate allinterno dei pilastri e poi fissate ai detonatori con resine che rendevano impossibile il loro disinnesco - fanno presente a piazzale Clodio - Sarebbe stato necessario scavare e demolire parte dei piloni per recuperare lesplosivo ma sarebbe stata unoperazione troppo pericolosa. Per questa ragione la Prefettura ha agito correttamente». La prossima mossa della Procura sarà quella di delegare ai carabinieri lacquisizione di ulteriore documentazione sulliter seguito dalla pratica di demolizione e dal progetto della nuova "Città dellacqua e del benessere" che ospiterà piscine, palestre, scuole, una ludoteca e spazi per anziani.