Dal 17 gennaio i beni culturali ed ambientali hanno un nuovo codice. Il Consiglio dei Ministri ha approvato nuove norme che disciplinano la gestione del patrimonio storico e architettonico contro il parere di tutte le associazioni ambientaliste (Italia Nostra, Wwf,Legambiente e altre). E' una riforma piena di novità, alcune stravolgenti, che entrerà in vigore entro sei mesi per consentire al Ministero e alle Regioni di trovare un accordo per la individuazione di una pianificazione omogenea su tutto il territorio. «Le novità contenute rivoluzionano la tutela dei beni attualmente in vigore», dice il portavoce della Margherita Pietro Pepe, «da ora in poi l'autorizzazione a costruire su aree tutelate verrà rilasciata dalla Regione, dopo aver accertato la compatibilità paesaggistica e sentito entro 30 giorni il parere della Sopraintendenza». «Ma lo scandalo, stando al testo - afferma Pepe - è che il parere non è più vincolante, ed è preventivo e generico e potrà essere ignorato. In pratica, il nuovo codice assorbe la legge, pilastro sulla tutela n. 1089939 ed include la legge sul paesaggio (Galasso) del 1985 e la 1497939, e ne polverizza gli effetti». «La riduzione o addirittura l'annullamento dei vincoli paesaggistici su gran parte del territorio nazionale che diventa zona franca e senza tutela, colle-gala al max condono edilizio ci porta a prevedere - dice ancora Pepe - effetti devastanti che incideranno sulla vita culturale ed economica di un paese ricchissimo di tesori artistici e naturali. Ne è possibile dimenticare che in Puglia sono vigenti norme eccezionali quali la legge sullo Sportello Unico, sulla 34, sul condono vecchio, che come è noto, vanno tutte in deroga agli strumenti urbanistici e ai Piani regolatori. Inutile ricordare che molti Comuni non hanno ancora recepito ed applicato il Putt (Piano Urbanistico Territoriale Tematico) e che con questo nuovo codice dovrà essere rivisitato». Per Pepe «è arrivato il momento di rivedere con urgenza tutta la legislazione urbanistica regionale pugliese anche perché la riforma del titolo quinto della Costituzione lo impone anche in virtù del fatto che la tutela resta in capo allo Stato e la valorizzazione alle Regioni». «Rimane forte la preoccupazione - conclude Pepe - che problemi di questa portata vengono rinviati, e che persistono le difficoltà strutturali dell'Assessorato regionale all'urbanistica che ad oggi non ha potuto garantire appieno la tutela delle coste, dei fiumi, dei Parchi, delle riserve naturali, delie zone umide e di tutti i tesori pugliesi». «Il codice, con una decisa semplificazione legislativa fornisce uno strumento unico e certo per difendere e promuovere il tesoro degli italiani, coinvolgendo gli enti locali e definendo in maniera irrevocabile i limiti dell'alienazione del demanio pubblico, che escluderà i beni di particolare pregio artistico, storico, archeologico e architettonico», è quanto ha sostenuto il ministro per i Beni culturali, Giuliano Urbani. E spiegando il perché di un nuovo codice, il ministro ha aggiunto: «Di fronte alla crescente complessità nello sviluppo del territorio italiano e al cambiamento del quadro istituzionale con la modifica del Titolo V della Costituzione è stato necessario aggiornare le norme riguardanti la tutela del patrimonio culturale e paesaggistico nazionale, risalenti al 1939».