Sculture di scena, abiti, macchine e cimeli delle grandi opere sono visitabili dal pubblico gratuitamente fino al 2 novembre I due Hermes di Prassitele per Parsifal il centauro bifronte per Garibaldi in Sicilia, lEtna per Fidelio e Tancredi la sirena-tarocco per il Flaminio È un baule della memoria del teatro con gli allestimenti degli anni passati: la tunica strappata concepita da Kiefer e gli studi di Picasso per il Pulcinella "Questa sala è un colpo di stato, lega il popolo al re più della migliore delle leggi". Così scriveva nel 1817 Stendhal, riconoscendo che allepoca non cera "niente in Europa non direi di simile ma che possa anche lontanamente dare unidea di ciò". Il San Carlo, la sua storia che si può finalmente toccare con mano. Sotto i portici del cortile di Palazzo Reale stanno come testimoni di grandi momenti e, curioso, "reggono" anche così decontestualizzati come sono. Sculture di scena, brani muti di opere liriche sopravvissuti alla chiusura del sipario. Sono i due Hermes di Prassitele progettati da Giulio Paolini per il Parsifal della scorsa stagione. Il centauro bifronte ed ermafrodita con la faccia di Garibaldi e di donna ideato da Ontani per il Garibaldi in Sicilia di Marcello Panni andato in scena nel 2004. La campana e lEtna di Paladino per Fidelio e Tancredi (2005 e 2002). La sirena-tarocco di Mauro Carosi per il Flaminio di Pergolesi diretto nella stagione 82-83 da Salvatore Accardo. Quando finiscono gli applausi, solo la memoria riesce a fare un fermo immagine di suoni e colori che nel tempo lasciano un ricordo sempre più sfumato. È vitamina per la memoria, ricostituente per il magazzino mentale delle immagini, poter rivedere separatamente i vari episodi della scena teatrale di unopera lirica, i suoi elementi costitutivi ma che rispetto alla parte principale, il canto, al momento di andare in scena al pubblico possono apparire secondari. La scatola magica del palcoscenico che si riapre, dopo anni, per una ulteriore e altrettanto fondante magia. "Alla scoperta di un protagonista. Il Teatro di San Carlo di Napoli": titolo lungo per i meccanismi comunicativi, ma addirittura necessario per uno sfortunato periodo - che per fortuna sembra passato - in cui il feeling tra San Carlo e Napoli sembrava in crisi. La ospitano fino al 2 novembre a ingresso gratuito nei giorni e negli orari di apertura di Palazzo Reale (che è chiuso il mercoledì) i locali destinati al Museo Storico del San Carlo, lhanno curata Alessandro Nicosia, Giusi Giustino e Laura Valente con il patrocinio del ministero per i Beni culturali, che hanno lavorato sui quasi tre secoli in cui il teatro lirico e sinfonico, ma anche di balletto hanno "abitato" nel nostro capolavoro di acustica ed architettura. È un diario di dimensioni gigantesche, il baule dorato della memoria del teatro da dove gli oggetti escono in una sequenza che, come la madeleine di Proust, genera un film interiore. Nei fotogrammi ideali di questo film sono racchiuse le immagini di quanto si è visto e si ricorda dei più begli allestimenti degli ultimi e dei passati anni. Si ha un saggio delle macchine sceniche uscite dai progetti degli artisti contemporanei: quelle di Kiefer per lElektra di Strauss che valsero al San Carlo il premio Abbiati, lOscar della lirica; quelle di Arnaldo Pomodoro. Non mancano pezzi storici come il bozzetto di scena di Prampolini per la Norma di Bellini del 49, conservata nellarchivio storico del San Carlo. Ma la lista - arricchitasi di molti bei nomi durante la soprintendenza Lanza Tomasi - è lunga: Purificato, Hockney, Adami, Kentridge, Paladino e, in una toccata e fuga che però lascia il fantasmagorico segno di cui abbiamo detto nel cortile di Palazzo Reale, anche il colorato e ambiguo mondo di Luigi Ontani approda sulle scene napoletane. La firma dellartista a cui spesso non ha nulla da invidiare quella dello scenografo, che è sempre stato lartista delle scene: Pier Luigi Pizzi, Mauro Carosi, Nicola Rubertelli. Si ri-vedranno anche costumi che hanno fatto la storia del teatro, da quello per Ruggero Raimondi-Méphistophèles del Faust di Gounod del 2002 alla tunica strappata di Clitennestra concepita da Kiefer, passando per gli studi di Picasso per i costumi del Pulcinella di Diaghilev e Stravinskij del 1920, venuti dal Museo Picasso di Parigi. Vere e proprie presenze raccontano i segreti del palcoscenico: Roberto Capucci firma labito-scultura in seta plissé rosso lacca per June Anderson nel Capriccio di Strauss del 2002, introducendo con forza la mano del "creatore di moda" puro nello specifico del lavoro di costumiste come Odette Nicoletti e la stessa Giusi Giustino, della quale è esposto il costume di Tosca disegnato per la Kabaivanska nella stagione '96-97 e quelli di Jenufa di Janacek che risalgono invece al 2000. Chi cera potrà ricordare, in una serata memorabile di apertura di stagione che portò al San Carlo ospiti illustri, tra i quali il filosofo francese Bernard Henri-Levy, la fredda e perfetta eleganza del costume di Isabella Rossellini che interpretò la Perséphone di Stravinskij nel 2001. Dopo la prima, per il galà nel foyer del San Carlo, lattrice cambiò labito di scena, un "chitone" greco rivisitato in chiave moderna, con un chimono depoca altrettanto elegante i cui ricami erano unaltra opera darte. La documentazione fotografica attesta altri momenti, come quello della spettacolare Festa Teatrale per il 250esimo anniversario del teatro per la stagione '87-88: la dama pantagruelica e le mongolfiere sconvolgono le dimensioni di scena, proiettando in proscenio un San Carlo ridotto alla miniatura di un modello. Chi frequenta il teatro ha potuto ammirare negli uffici per anni la bella fotografia di Luciano Romano appesa alla parete insieme allo storico manifesto per la Giovanna dArco di Verdi, una stampa da un dipinto per la locandina, che raffigura leroina con spada e vessillo, nella interpretazione di Renata Tebaldi nel 1951. Non solo arte, non solo moda: tra il piano terra e il primo piano della mostra sono conservati anche documenti che fanno la memoria storica del teatro: i libretti originali delle opere, le polizze di pagamento a musicisti come Mercadante, Rossini, Cimarosa, i programmi di sala, gli spartiti con dediche e note.