II tesoretto c'è, Anzi, non è uno solo. Sono due. La Puglia ha incassato l'anno scorso, dai suoi 23 siti statali, tra musei, monumenti e aree archeologiche, 440mila euro, grazie ai 425mila visitatori, 178mila dei quali paganti. La Basilicata, invece, dai 13 siti riceve 110mila euro, a fronte dei 244mila turisti. A pagare il biglietto sono appena 47mila. Dati forniti dal ministero dei Beni culturali. E questo è l'aspetto positivo della vicenda. Perché il settore è caratterizzato da luci e ombre. Per eliminare le seconde, serve impegnarsi di più. A cominciare dalla valorizzazione del patrimonio di casa nostra. Magari, aprendo ai privati, coinvolgendoli direttamente in questo aspetto. La proposta ha il sapore della provocazione fino ad un certo punto. Nessuno pensa di affidare all'esterno la tutela dei beni culturali. La valorizzazione, è un'altra cosa. Se Soprintendenza, amministrazioni locali e privati si muovessero insieme, facessero sistema, per usare una espressione oggi di moda, la situazione potrebbe cambiare, in meglio. Casi come quello della Murgià - da anni il parco dei dinosauri e l'uomo di Altamura o non decollano o sono sotto utilizzati, in un territorio dove la crisi del salotto mette in ginocchio l'economia locale - non si dovrebbero verifica-re. Dunque, si può fare di più. Si deve fare di più. La battaglia di Canne e il mito di Annibale catturano 11mila visitatori l'anno, mille al mese, trenta al giorno. Negli Stati Uniti avrebbero già costruito un parco a tema, studi cinematografici, schermi giganti per la rievocazione storica e via dicendo. Gli ori di Tarante? 23mila presenze, n museo Jatta di Ruvo? 14mila. Il tempio delle Tavole palatine a Bernalda va meglio: 3lmila. L'area di Herakleia si ferma a 13mila. La storia, la cultura del ricordo, se adeguatamente valorizzate, possono rappresentare un valido antidoto per l'economìa in crisi. Eppure, il museo archeologico del capoluogo pugliese, ha i cancelli chiusi. Da anni. Vasi, sculture, medaglie e statuette sono chiuse in depositi polverosi. Si torna al sistema. Da inventare, coinvolgendo i privati. L'idea non è una eresia. I tempi cambiano, i privilegi non hanno più senso nella società della globalizzazione. Certo, la regia deve essere sempre pubblica. Il controllo finale non può non rimanere nelle mani dello Stato. La privatizzazione può rappresentare la valida soluzione ad una gestione deficitaria.