Il Paese è fermo a livello economico e ha poche risorse per investire nel futuro. Molti condividono l'assunto che la cultura è uno degli asset fondamentali per il rilancio economico del nostro Paese. È il fattore di maggiore attrazione del turismo, ma soprattutto è ciò che determina il valore aggiunto immateriale del prodotto italiano. Sarebbe bene quindi ottimizzare questo vantaggio "monopolistico" che l'Italia ha nel mondo. Come fare? Innanzitutto rafforzando la tutela e la valorizzazione dei beni culturali in Italia. Le risorse sono scarse, ma margini di miglioramento sono ancora possibili (a cominciare dalle misure sui dipendenti pubblici di Brunetta e da alcune azioni finalizzate di Bondi). Poi promuovendo collegamenti crescenti fra made in Italy e cultura, attraverso opportuni incentivi fiscali alle imprese che adottano pezzi del nostro patrimonio o della produzione culturale contemporanea. Inoltre orientando il sistema socioeconomico italiano, dalle infrastrutture al tema della sicurezza, per far diventare il nostro Paese attrattore competitivo di flussi turistici. Infine, rafforzando i canali esteri di comunicazione e marketing del sistema culturale. Da questo punto di vista la dimensione del nostro sistema culturale deborda di molto rispetto alle capacità delle istituzioni delegate. L'Enit è da anni in stato vegetativo. Lice non ha né le competenze né la missione istituzionale per questo scopo. Rimangono gli Istituti italiani di cultura. Come emerge dall'incontro recente tra i ministri Bondi e Frattini vi è la necessità di un rilancio della cultura italiana all'estero. Pur riconoscendo il valore di alcuni Istituti italiani di cultura è evidente la debolezza di molti di loro rispetto alla rinnovata missione che il nuovo governo vuole assegnargli. A questo riguardo vanno fatte alcune riflessioni anche in considerazione alle critiche al mio articolo del 12 giugno scorso. Siamo in un momento di risorse scarse che presumibilmente non potranno essere aumentate. Alcuni istituti hanno più che raddoppiato il bilancio attraverso entrate esterne. In generale, però, soprattutto nelle sedi periferiche, la scarsa dotazione finanziaria non consente di raggiungere un livello efficace minimale di attività. Sembrerebbe quindi necessario concentrare gli sforzi su un numero minore di sedi rilevanti. La promozione dovrebbe essere mandato esclusivo dell'Istituto senza interferenze esterne. La governance dell'Istituto dovrebbe incardinarsi su un direttore con competenze di management della cultura. I direttori di chiara fama, accademici o intellettuali, non hanno spesso preparazione specifica per l'organizzazione e gestione di un'azienda di promozione culturale come dovrebbe diventare l'Istituto. In più, spesso, vi è la tendenza ad orientare, anche inconsapevolmente, le attività verso le aree culturali più vicine alla storia e formazione intellettuale del direttore. C'è bisogno quindi di personale che, senza posizioni idiosincratiche, faccia funzionare i canali di comunicazione e di marketing di ciò che viene ritenuto più rilevante per l'immagine culturale dell'Italia. È quindi indispensabile che il governo rafforzi il tavolo di lavoro congiunto fra il ministero degli Affari esteri e quello per i Beni e le attività culturali, coinvolgendo almeno anche turismo e commercio internazionale. In quel tavolo, dovrebbero essere decise le priorità e i principali prodotti culturali che verranno fatti circolare nella rete degli Istituti.
BENI CULTURALI - Meno sedi, ma affidate a manager specializzati
L'Italia è fermo a livello economico e ha poche risorse per investire nel futuro. La cultura è uno degli asset fondamentali per il rilancio economico del Paese. È il fattore di maggiore attrazione del turismo e determina il valore aggiunto immateriale del prodotto italiano. È necessario ottimizzare questo vantaggio "monopolistico" rafforzando la tutela e la valorizzazione dei beni culturali in Italia. È anche importante promuovere collegamenti fra made in Italy e cultura, orientare il sistema socioeconomico italiano per far diventare il Paese attrattore competitivo di flussi turistici e rafforzare i canali esteri di comunicazione e marketing del sistema culturale.
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