II riconoscimento dell'Unesco non è un diritto eterno. Il barocco di Ibla, riconosciuto patrimonio dell'Umanità, potrebbe perdere il prestigioso titolo, se chi deve tutelare i beni Unesco, compie una serie di passi falsi, sacrificando sull'altare dei restauri, l'attenta valutazione delle norme antisismiche e il rispetto della tutela del contesto ambientale. «Non bisogna dimenticare che alcune città della Spagna e del Sud America hanno protestato con l'Unesco, quando a Ragusa veniva riconosciuto il titolo di patrimonio mondiale - dice l'architetto Giovanni Cintolo - e loro hanno rivendicato il valore del proprio barocco coloniale e dissero "Perché Ragusa sì, e noi no?". Ricordate cosa disse Ray Bondin? Insomma, da ora in poi, non ci sarà più la manica larga e chi sbaglia oggi pagherà domani». L'architetto Cintolo profetizza con impeto, chiamando in causa il problema del consolidamento sismico dei 18 monumenti di Ibla che sono stati riconosciuti patrimonio dell'Umanità. «Il ministero dei Beni culturali - spiega l'architetto - impartisce delle "istruzioni generali per la redazione dei progetti di restauro nei beni architettonici di valore storico-artistico in zona sismica" che vanno seguite». Il principio fondamentale è la distinzione fra "l'adeguamento antisismico" e il "miglioramento". Cintolo rileva che l'adeguamento alle norme antisismiche, in un palazzo storico o in una chiesa, «di solito presuppone azioni più invasive e incisive». «Quindi bisogna realizzare gli interventi "di miglioramento antisismico" - spiega Cintolo - rispettando, così, perfettamente il valore del monumento di rilievo e nel contempo garantendo le condizioni di sicurezza in caso di sisma». L'architetto sollecita una verifica di tutti i monumenti Unesco in merito alle problematiche sismiche «prima che sia troppo tardi. I lavori di restauro eseguiti nel Convento di Santa Maria del Gesù, che fa parte dei 18 monumenti - spiega Cintolo - sono l'esatto contrario di quello che andava fatto per realizzare il "miglioramento antisismico"». L'architetto sottolinea che «nel corso del restauro sono stati eliminati i vecchi muri, che rispecchiavano la tipologia di costruzione con "tessitura a due sensi", capace di resistere alle onde sismiche, tipica della tradizione costruttiva iblea, compiendo l'azione contraria al "miglioramento sismico". I principio del miglioramento sismico andava rispettato, soprattutto in un'opera come quella del convento, che di certe non è stata semplice "manutenzione", visto che sono stati costruiti, ex novo, solai in cemento in cemento armate, capriate e timpani, oblò, che prima non esistevano, al posto delle piccole finestre che si trovavano nel convento prima del crollo avvenuto negli anni Trenta e perfino installate passerelle in acciaio». Secondo Cintolo «le scelte compiute nel restauro del Convento di Santa Maria del Gesù, potrebbero pregiudicare nel futuro il mantenimento del riconoscimento Unesco. Mi appello all'amministrazione comunale - dice Cintolo - a verificare attentamente tutti i lavori compiuti sinora all'interno del Convento. Dato che i soldi destinati all'opera si sono esauriti - dice l'architetto - e dovrà essere assegnato un nuovo incarico per la direzione dei lavori, visto che il precedente direttore si è dimesso, allora io chiedo che venga evitato nel futuro di affidare l'incarico di Santa Maria del Gesù ad architetti che abbiano l'obiettivo di lasciare tracce indelebili nelle opere da restaurare». 18-GEN-2004 Quotidiano Milano Attenti, vogliono rubarci il paesaggio DI ANTONIO PAOLUCCI La nuvola nera che ha attraversato in questo inizio anno il cielo del paesaggio italiano sembra deviata. La famigerata modifica all'articolo 32 della legge sull'ambiente modifica che, se approvata, avrebbe permesso la depenalizzazione dei reati ambientali anche nelle aree vincolate non ci sarà. Merito della mobilitazione massiccia di associazioni culturali come il Fai e di intellettuali di ogni parte politica. La tutela del paesaggio italiano è oggi a uno snodo cruciale, fra molte ombre e qualche luce. Venerdì scorso è passato in Consiglio dei ministri il nuovo codice voluto da Giuliano Urbani. Vi si parla di «cose mobili e immobili di interesse artistico, storico, archeologico, etnologico, archivistico e bibliografico» ma anche e con uguale rilievo di «beni paesaggistici» e dì insiemi che sono «espressione dei valori storici, culturali e naturali del territorio». Beni culturali sono i quadri di Brera e i vetri romani del Museo di Adria, i codici dell'Ambrosiana e le pergamene di Montecassino ma anche i cipressi della Val d'Orda e gli uliveti di Puglia, anche le valli di Cornacchia e le coste della Calabria. Sembra ovvio affermare e nomare un principio di tanta evidenza. Purtroppo arriviamo con enorme ritardo. Negli ultimi cinquant'anni in Italia si è edificato per una quantità pari a nove volte il costruito dei due millenni precedenti. Il paesaggio italiano è stato in parte devastato, in parte snaturato o offuscato. L'equilibrio fra arte e natura che faceva il nostro paese unico e invidiato nel mondo non esiste più o, quando esiste, sopravvive per segmenti disarticolati. Se la «Campania felix» descritta nei dorati dipinti di Hackert oggi assomiglia, per larga parte, a qualche periferia brasiliana, se le venerabili montagne d'Abruzzo sono state spaccate dalle autostrade e avvilite dai residence in multiproprietà, se per ricordare il paesaggio fra Padova e Treviso dobbiamo ricorrere ai dipinti di Cima da Coneglìano e del Giambellino; se tutto questo è accaduto quasi ovunque nel nostro Paese, ciò vuol dire che gli italiani hanno voluto dissipare negli ultimi cinquant'anni il loro bene culturale in assoluto più importante. Purtroppo il nuovo Codice ha dovuto fare concessioni non piccole alle Regioni e le Regioni vogliono dire Comuni affamati di territorio e piani paesistici quasi sempre invasivi. È l'effetto probabilmente inevitabile di quella riforma dell'articolo V della Costituzione che (ereditata dall'ultimo Governo di centrosinistra) ha creato con l'endiadi tutela valorizzazione (la prima allo Stato, la seconda alle Regioni), un ossimoro pericoloso e di sicuro ingovernabile.
Patrimonio dell'Unesco? Niente errori
L'architetto Giovanni Cintolo preoccupa per il futuro del barocco di Ibla, riconosciuto patrimonio dell'Umanità, a causa di lavori di restauro che potrebbero compromettere la sicurezza in caso di sisma. Cintolo sollecita una verifica di tutti i monumenti Unesco in merito alle problematiche sismiche prima che sia troppo tardi. Ha anche criticato i lavori di restauro del Convento di Santa Maria del Gesù, che potrebbero pregiudicare il mantenimento del riconoscimento Unesco. Il nuovo codice voluto da Giuliano Urbani prevede la tutela del paesaggio italiano, ma purtroppo arriviamo con enorme ritardo e le Regioni vogliono dire Comuni affamati di territorio e piani paesistici invasivi.
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