Le Rsu della Soprintendenza speciale per il Polo museale fiorentino sul piede di guerra: «Pauroso sotto organico. Così non potremo più garantire gli stessi servizi e le aperture» INDETTE a partire da oggi una serie di assemblee. Feliciani (Rsu): «Volantini per spiegare ai visitatori le ragioni della protesta». La mappa dei possibili disagi: dagli Uffizi alla Palatina Un passo indietro di vent'anni. Così i dipendenti del Polo museale fiorentino bocciano la politica dei tagli inaugurata dal governo. Nel mirino la legge 112 - il decreto Brunetta - e le inevitabili ripercussioni che questa avrà sulla gestione dell'immenso, e inestimabile, patrimonio artistico cittadino e regionale. «Il taglio dei fondi - tuonano i sindacati - significa che gli archivi, le biblioteche, le aree archeologiche e i musei non saranno più visitabili come lo sono stati finora».E pesanti ricadute si preannunciano anche sul fronte della tutela del paesaggio, fino ad oggi fiore all'occhiello della Toscana. «Se non abbiamo soldi per pagare gli ispettori in missione - spiega Enzo Feliciani, portavoce delle Rsu - significa che non saremo più in grado di assolvere in tempi brevi, e quindi utili, alla funzione di controllo che, invece, rappresenta l'unico baluardo per la difesa dei patrimoni presenti sul territorio».Per evitare quello che definiscono un autentico «disastro», i sindacati sono pronti a dare battaglia. La prossima mossa sarà quella di indire una serie di assemblee. Il che comporterà chiusura a scacchiera in tutti i musei. «Sarà un'occasione per parlare con il personale sostiene Enzo Feliciani -ma soprattutto con l'utenza, in modo da spiegare le ragioni della nostra protesta». Presidi con tanto di volantinaggio, quindi. Ma anche disponibilità a dialogare con chi desidera saperne di più. Se il problema dei tagli riguarda tutto il Belpaese - con 1miliardo e duecento milioni di risorse in meno e 2400 dipendenti che mancano all'appello - la situazione fiorentina presenta criticità peculiari. Intanto il taglio del 10 dell'organico si tradurrebbe in una quindicina di persone in meno. «E noi lavoriamo già in una situazione di pauroso sottorganico - continua Feliciani - i nostri accordi risalgono al 2000: da allora, già abbiamo perso 140 dipendenti. Se a questo si aggiunge il fatto che gli spazi di esposizione museale sono stati ampliati, perchè le sale degli Uffizi danneggiati dalle bombe sono stati riaperte e le ristrutturazioni degli appartamenti della Palatina sono ultimate, il quadro è completo ». Non resta altro da fare che protestare, quindi, Si comincia questa mattina con Palazzo Pitti dalle 8.30 alle 9.30 per il primo turno e dalle 18 alle 19 per il secondo. Il giorno dopo, dalle 8.30 alle 9.30, toccherà alla Galleria degli Uffizi, al Museo nazionale del Bargello e a quello di Palazzo Davanzati. Giovedì di nuovo la Galleria degli Uffizi, dalle 18 alle 19. La protesta si concluderà venerdì con le chiusure, sempre distribuite su due fasce orarie,della Galleria dell'Accademia, del Museo di San Marco, delle Cappelle medicee e dei cenacoli. Intanto, oggi alle 9.30, i dipendenti pubblici hanno indetto un presidio di protesta contro il decreto legge Brunetta davanti a Palazzo Vecchio. «Consegneremo una lettera con le nostre richieste a Domenici in qualità di presidente dell'Anci» annunciano.