Il sapere delle arti e delle scienze che nel corso dei secoli ha unito le due sponde del mare interno oggi rivive in internet Il primo nucleo della «Biblioteca digitale mediterranea» è già attivo a Cagliari, ma sono oltre 70 le università e i centri culturali che contribuiranno ai contenuti, da astronomia e medicina a letteratura e musica Il recente progetto del presidente francese Sarkozy di realizzare una "Unione Mediterranea", ha riportato al centro dell'interesse il bacino del "Mare Nostrum". Uno spazio dove, da sempre, diverse società si sono scontrateincontrate intessendo infiniti rapporti. Anni fa, in Civiltà e imperi del Mediterraneo nell'età di Filippo II, il grande storico francese Fernand Braudel, scriveva: «Il Mediterraneo non è un mare, ma una successione di pianure liquide comunicanti per mezzo di porte più o meno larghe...». Varchi non solo geografici, ma anche culturali, che nei secoli hanno permesso la sedimentazione di una memoria comune alle due sponde. E ben prima di Sarkozy, mosso da ragioni geopolitiche, della specificità e ricchezza dell'area se n'era accorta la Comunità europea con una serie di politiche mirate alla regione "euromediterranea". Azione che via via si è andata concretizzandosi in diverse iniziative. Tra le ultime, la «Interreg IIIB Medocc»: un programma specifico per il Mediterraneo occidentale teso a promuovere una maggiore integrazione tra l'Ue e la sponda sud del bacino mediante l'elaborazione di strategie e priorità comuni. Programma, beneficiato da uno stanziamento comunitario complessivo di oltre 103 milioni di euro, e che ha tra i suoi assi principali: «La strutturazione di un'identità del bacino mediterraneo mediante la valorizzazione del patrimonio culturale comune nel riconoscimento delle reciproche tradizioni». Obiettivo ambizioso. Per la cui realizzazione, nell'aprile 2006, è stato avviato il progetto «Aristhot». Punto di partenza: le scienze intese come costante storica dello scambio nell'area mediterranea, e di conseguenza l'idea di raccogliere e diffondere la conoscenza di queste relazioni attraverso la creazione di un corpus testuale ed iconografico sulle «Scienze nel Mediterraneo». Per raggiungere lo scopo, 14 partner appartenenti a 9 Paesi dell'Unione europea (Spagna, Francia, Grecia, Italia, Malta) e dell'area africana (Egitto) e mediorientale (Libano e Turchia) - tra cui istituzioni prestigiose e ricche di testimonianze quali la Bibliotheca Alexandrina (Egitto), l'Università degli studi di Cagliari, il National Archives of Malta e l'Archivio storico della Murcia (Spagna) - hanno costituito un network che si avvale delle ultime tecnologie messe a disposizione dalla società dell'informazione. E proprio nei giorni scorsi, dopo circa due anni dall'avvio e un iniziale finanziamento di 800mila euro, è stato presentato a Cagliari il primo tangibile risultato: la «Biblioteca Digitale del Mediterraneo», già consultabile online all'indirizzo: www.aristhot.eu. In realtà, il progetto ha potuto subito esibire ai nastri di partenza una banca dati digitale di tutto rispetto, e questo grazie alla decisione opportuna di procedere all'accorpamento tra Aristhot e un progetto simile, partito in precedenza, nel 2003: «Internum», finalizzato anch'esso alla digitalizzazione e condivisione virtuale del patrimonio documentale dei Paesi d'area mediterranea. Al momento, sono circa 70 tra università, agenzie culturali, biblioteche, archivi, centri documentali e musei, gli istituti impegnati a vari livelli nella costruzione della biblioteca digitale, progetto "in progress". Le priorità sono: incrementare il più possibile la base dati - che già comunque contiene più di 210mila documenti in formato digitale e complessivamente circa 500mila catalogazioni - e sviluppare le migliori procedure per la disseminazione e l'accesso al patrimonio digitalizzato con particolare riguardo alla messa a punto dell'interfaccia multilingua (inglese, arabo, catalano, spagnolo, francese, greco, italiano, maltese e turco). Inoltre, si lavora all'utilizzazione e sviluppo di standard aperti come l'Xml-Ead (che consente di acquisire e pubblicare da qualsiasi fonte dati) e all'implementazione di soluzioni "e-learning" per una più efficace "dissemination". Ogni istituzione partecipante ha selezionato i suoi materiali scientifici secondo particolari aree tematiche concernenti le scienze naturali (matematica, astronomia, botanica eccetera), le scienze applicate (medicina), le scienze tradizionali (alchimia), le scienze storiche (archeologia, paleografia, storia eccetera), procedendo poi alla fase della digitalizzazione. Ed è facile costatare come una tale campagna di conversione di libri, manoscritti, mappe, carte geografiche, diari navali, immagini eccetera, rappresenti un'impresa umana unica nel suo genere capace anche di rafforzare la "cultura del dialogo": centinaia di persone tra tecnici ed esperti - dislocati nei tanti "depositi della memoria" sparpagliati lungo le coste del Mediterraneo - contemporaneamente impegnati per il raggiungimento di un obiettivo comune. Sullo scaffale virtuale di Aristhot, è stata finora la Bibliotheca Alexandrina a fare la parte del leone mettendo online centinaia e centinaia di pagine dei suoi manoscritti (all'incirca XVI -XIX secolo) d'argomento scientifico, in particolare trattazioni di medicina, farmacologia, e chirurgia, ma anche le biblioteche, gli archivi e le istituzioni culturali spagnole e francesi stanno lavorando di buona lena. Riguardo poi all'Italia, di particolare interesse è il lavoro fatto in Sardegna. Il Dipartimento di Filosofia dell'Università di Cagliari - che figura tra i 14 partner del progetto - insieme all'Archivio storico e alla Biblioteca studi sardi del capoluogo, grazie a uno stanziamento di 100mila euro, sono, infatti, impegnati in un progetto che vuole mostare come il passato della Sardegna non sia stato solo pastorizia e identità linguistica, ma anche produzione scientifica: erbari del Settecento sulla flora locale e molti trattati di medicina e sanità pubblica ne rappresentano alcuni tra i più pregevoli esempi. Sono già 30mila le pagine di libri, documenti e altri materiali rari, digitalizzate a Cagliari. E il prossimo coinvolgimento d'altri istituti, come le biblioteche di diverse facoltà scientifiche, il museo di fisica, di antropologia, di etnografia, nonché numerose collezioni private, lasciano prevedere futuri incrementi. digiammarctiscali.it Monaci digitali In Provenza i maestri del libro Nella terra che era dei Mori Tra carovane e navigatori Un'isola al centro della storia Tesori e tecnologie d'Italia BIBLIOTECA CIVICA BERIO DI GENOVA Con oltre 8.944 documenti tra manoscritti, libri e lettere e 324 incunaboli, 4.732 cinquecentine, 26mila volumi del XVII e XVIII secolo e 20mila volumi del XIX secolo, la Biblioteca genovese è un archivio unico per libri antichi a stampa. Le principali collezioni specializzate sono la Raccolta Locale, con 23mila volumi e videocassette sulla Storia e la cultura della Liguria e , la Colombiana, con 5mila volumi su Colombo e la Scoperta dell'America. UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI CAGLIARI La Biblioteca sarda ospita 6mila manoscritti, 236 incunaboli e più di 5mila cinquecentine. CONSORZIO INTERUNIVERSITARIO PER LE TELECOMUNICAZIONI Il Consorzio è un'organizzazione non-profit a cui afferiscono 37 Università italiane per coordinare e promuovere attività di ricerca teorica e applicativa anche in cooperazione con enti e industrie nazionali e internazionali e svolgere formazione avanzata nel settore delle Telecomunicazioni. Una rete per l'Egeo GEOCULTURAL PARKS OF EASTERN AEGEAN È un'organizzazione non-profit che si occupa della preservazione e disseminazione del patrimonio geoculturale nell'area dell'Egeo orientale, in particolare la zona delle Isole di Samos, Ikaria, Fourni, Patmos, Lipsi, Leros, Kalymnos, Kos, Astipalea e Nisyros. RESEARCH ACADEMIC COMPUTER TECHNOLOGY INSTITUTE Il centro, con sede a Patrasso ha come missione lo sviluppo di tecnologie e piattaforme utili sia a ricercatori che ai cittadini. Turchia tra storia e ambiente FONDAZIONE TULOV E DOKUZ EYLÜL UNIVERSITY Entrambe le organizzazioni turche hanno posto al centro della loro missione lo sviluppo di una cultura laica basata sulla protezione ambientale e gli studi avanzati. Alle radici della modernità BIBLIOTHECA ALEXANDRINA La Biblioteca, inaugurata nel 2002, è una delle più grandi del Mediterraneo e raccoglie 8 milioni di volumi, 50mila tra carte e mappe, 100mila manoscritti tra cui alcuni eccezionali frammenti di giganti dell'antichità del calibro di Euclide, Archimede ed Eratostene. A questi si aggiunge un vasto catalogo di documenti in formato digitale comprendente 30 differenti database e centinaia di migliaia di supporti multimediali tra cd-rom, dischi, nastri e video.
il Sole 24 Ore
24 Luglio 2008
INTERNET: La porta del Mediterraneo
FA
Fabio Di Giammarco
il Sole 24 Ore
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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