- I PROGETTI L'ambizione è avere una collocazione permanente per il padiglione italiano di architettura e arti visive: l'ipotesi della Sala d'armi - IL FESTIVAL DEL CINEMA In concomitanza con l'avvio dell'edizione numero 65 inizieranno i lavori per la costruzione della sede nell'area dell'ex casinò Gerardo Pelosi di Gerardo Pelosi «Ricordate il film Yellow Submarine? I panni stesi, i caporali che comandavano sui generali... Beh, la Biennale che trovai nel '98 ricordava da vicino quel film. Ora le cose sono molto diverse. Non abbiamo risolto tutti i nostri problemi ma almeno sappiamo qual è la rotta da seguire». Paolo Baratta, 67 anni, ingegnere, uomo di finanza e politico in vari Governi, dal dicembre scorso guida, per la seconda volta, la Biennale di Venezia. Nel primo mandato si doveva dare attuazione alla legge di riforma che ha trasformato la Biennale da un ente del parastato in Fondazione di diritto privato. Ora la sfida è ridare prestigio alle varie sezioni. Prima fra tutti il Festival del cinema (il cui cartellone verrà presentato martedì 29 luglio) e che disporrà di una nuova sede con posa della prima pietra il 28 agosto. Così come Arti visive e Architettura (inaugurazione il 13 settembre) con nuovi spazi da restaurare all'Arsenale dove, in prospettiva, potrebbe trovare collocazione un padiglione italiano permanente. Una missione che necessita di un rapporto leale e trasparente con la politica sia a livello locale che a livello nazionale ma soprattutto mezzi finanziari adeguati. «I contributi che arrivano alla Biennale attraverso vari canali dallo Stato - spiega Baratta - ammontano a circa 20 milioni a esercizio ma gli aumenti degli ultimi anni non hanno coperto neppure in parte gli effetti dell'inflazione; se non avessimo le sponsorizzazioni e le entrate dai biglietti, con una cifra che oscilla tra gli 8 e gli 11 milioni l'anno, difficilmente potremmo garantire il livello della nostra offerta; deve però essere chiaro che questa nostra capacità di raccolta è un moltiplicatore e non può in alcun modo sostituire il contributo statale». Baratta non nasconde una certa preoccupazione per la politica di tagli del ministro dell'Economia Giulio Tremonti. «Mi auguro solo - precisa - che quando si decideranno i finanziamenti si terrà nel giusto conto il nostro ruolo, la nostra funzione nel Paese». Con il nuovo ministro dei Beni culturali Sandro Bondi il rapporto è di grande intesa. «Bondi - dice Baratta - ha stile e l'ambizione di guidare un settore strategico per gli interessi del Paese». A livello locale, invece, i rapporti tra Biennale e Regione non sempre sono stati improntati alla cordialità. Tutti ricordano le polemiche del Governatore del Veneto Giancarlo Galan con l'istituzione di Cà Giustianian. Ora il presidente minimizza: «Allora c'era una cordiale coesistenza ma oggi c'è grande rispetto reciproco; sono io ora che, guidando un organismo internazionale, devo cercare di avere buoni rapporti con le realtà locali». Poi il rapporto dialettico con quei veri "cavalli di razza" che sono i direttori delle varie sezioni: Marco Müller per il cinema, Ismael Ivo per la danza, Luca Francesconi per la musica, Maurizio Scaparro per il teatro, Daniel Birnbaum per le arti visive, Aaron Betsky per l'architettura. Professionisti di prim'ordine che sanno di lavorare per un organismo di eccellenza - ci tiene a sottolineare Baratta - sanno bene cosa significhi la Biennale tanto che nessuno ha mai declinato una nostra offerta». Sarà anche per questa "eccellenza" che il presidente della Biennale non si fa coinvolgere più di tanto nelle polemiche tra il Festival del Cinema di Venezia e il Festival di Roma guidato ora da Gianluigi Rondi. «Noi siamo noi - osserva candidamente Baratta - la nostra storia è sotto gli occhi del mondo. Il nostro Festival ha all'attivo 65 edizioni, è il punto di approdo in Europa di molti produttori americani. Il 29 luglio presenteremo il cartellone ma quando, nella stessa sala, avremo il film Burn after reading dei fratelli Cohen, con Brad Pitt e poi il Leone alla carriera ad Ermanno Olmi non credo che ci sia bisogno di paragoni; certo, quando i rappresentanti di Venezia e Roma si rivolgono all'estero per assicurarsi lo stesso film, il meno che possano pensare è che noi italiani siamo davvero buffi...». Un Festival quello di Venezia che per l'edizione del 2011, in occasione del 150 aniversario dell'Unità d'Italia potrà contare su una nuova sede nell'area dove ora sorge l'ex Casinò con una grande sala, due sale minori e una grande zona polifunzionale. Costo preventivato 70 milioni di cui 20 da parte dello Stato, 10 dalla Regione (già stanziati) e 40 dal Comune con l'operazione Ospedale al mare. Ma il sogno nel cassetto di Baratta è di dare una collocazione permanente al padiglione italiano di architettura e arti visive. Dopo le Corderie e le Tese, la Biennale punta ad utilizzare anche le cosiddette "Sale d'armi" e il nuovo giardino di 6mila metri per installazioni e spettacoli di danza. «Il problema è che le sale d'armi sono in pessime condizioni e necessitano di un restauro impegnativi e costosi», precisa Baratta che non demorde dalla sua idea di ospitare in uno spazio più adeguato (nella prima e più visitata parte dell'Arsenale) tutta la produzione italiana di arti visive e archiettura. Nel frattempo si lavora all'inaugurazione della Biennale Architettura il 13 settembre quando verrà consegnato a Frank Gehry il Leone d'oro alla carriera e un omaggio a James S. Ackermann, il maggiore studioso di Andrea Palladio di cui ricorre il 500 anniversario della nascita.