Si scava sotto Napoli per realizzare la metropolitana e (sorpresa?) si trovano brani e frammenti delle tante Napoli edificate in due millenni e passa di storia urbana. Ma il coordinamento Metropolitana-Comune-Soprintendenza archeologica non funziona. Da qui, inceppi procedurali e ritardi nei lavori. Da qui, la richiesta dun commissario con il compito di coordinare soggetti e procedure e di ridurre i tempi delle decisioni. Allinizio di queste scoperte vera molto entusiasmo, un po denfasi e suggestivi progetti di musealizzazione dei reperti in loco. Ora sembra che la scoperta archeologica di turno sia diventata quasi un increscioso incidente di percorso cui porre rimedio e che una sorta di "sindrome di Schliemann" (il celebre archeologo ottocentesco, scopritore di Troia) da curare con terapie commissariali abbia colpito società e istituzioni coinvolte nella realizzazione della metropolitana. Non è così, ma la tardiva richiesta del Comune di Napoli al ministero dei Beni culturali davere un commissario dedicato esclusivamente al problema, alimenta questa sensazione. Del resto, basti pensare a quanto sta avvenendo a piazza Municipio da qualche anno. Il progetto della stazione della metropolitana di Alvaro Siza si adegua sugli esiti via via mutevoli degli scavi archeologici. È giusto che accada così? È giusto che sia sempre e comunque larcheologia a dettare criteri e limiti al progetto darchitettura? Nessun conflitto archeologia-architettura ma solo segnalazione dun rapporto finora sbilanciato a favore dellarcheologia. Teoricamente, si può andare avanti così ancora per anni - scavo, ritrovo e cambio il progetto architettonico - ma questa è ipotesi bizzarra. La questione è complicata. Comune di Napoli e Società Metropolitana chiedono di operare nel rispetto delle scadenze del programma. La richiesta è avveduta e sacrosanta. La soprintendenza archeologica dal canto suo reclama tempi ragionevolmente necessari. Li impongono il rigore scientifico, le metodiche dello scavo e soprattutto le procedure dapprovazione che da Napoli conducono prima alla direzione regionale e poi al ministero. Riuscirà il commissario a mediare tra esigenze se non opposte almeno non convergenti? Su Repubblica di domenica scorsa le differenti attese erano bene espresse da Pomicino per il Comune e da Settis per il ministero. Mi aspetto una sensibile riduzione dei tempi delle procedure, ha detto il primo. Mi aspetto che il commissario sia un archeologo, ha detto il secondo, perché ciò che sta venendo alla luce a Napoli è incomparabilmente superiore alle esigenze delle linee metropolitane. Il ministro Bondi non dovrà scegliere tra luna e laltra attesa ma dovrà soddisfarle entrambe. Anzi, dovrà soddisfarne qualcuna in più, poiché alcune questioni sono state tenute impropriamente fuori dal dibattito di questi giorni. Il tema, ad esempio, delle stazioni della metropolitana in ambienti e contesti storici, da piazza Santa Maria degli Angeli a piazza San Pasquale sulla Riviera, per citare i casi più recenti. Qui i lavori si fermano non per scoperte archeologiche ma per altri motivi: i progetti non sono ritenuti compatibili con le caratteristiche storiche di luoghi e ambienti della città e dunque suscitano le proteste duomini di cultura, istituzioni, associazioni; sono giudicati carenti dagli organi istruttori; contengono palesi errori di progettazione (ed è il caso della stazione di San Pasquale da spostare per la presenza di un monumentale eucalipto che è lì da sempre, anche durante la progettazione della stazione). Se si vuole dare una soluzione unitaria e efficace ai problemi emersi, occorre allargare compiti e competenze del commissario e sarebbe riduttivo pensare al solo problema archeologico. Proposte di nomi a un ministro non se ne fanno, perché irriguardose dellautonomia decisionale e soprattutto inutili. Ma riflessioni di metodo sì, questo è legittimo. Il commissario deve essere "uomo di tutela", espressione generica per significare persona che sia in possesso di strumenti culturali, professionali e scientifici tali da capire, come dice Settis, che ciò che sta accadendo a Napoli è evento dassoluto valore storico-documentario e come tale va difeso da decisioni sbrigative (Generali e prefetti questa volta non appaiono le candidature più idonee). Deve avere giurisdizione sullintero processo valutativo e decisionale e pertanto deve essere trasversale alle competenze delle tre soprintendenze. Non solo archeologia dunque ma anche architettura, contesti storici e ipotesi di musealizzazione. Scelte diverse, parziali e prudenti per non urtare suscettibilità istituzionali, sarebbero più che dannose, inutili. Alle procedure straordinarie il compito di dare certezza dei tempi a Comune, Società Metropolitana e soprattutto alla città che paga il prezzo più alto per i disagi provocati dai cantieri. Con questo che sarà nominato forse il primo agosto dal prossimo Consiglio dei ministri siamo al sesto commissario a Napoli e nella regione. "Una città commissariata" lha definita Piero Craveri. Il ricorso frequente a strutture straordinarie non è un male epidemico, è solo lestremo e doveroso rimedio in una città che non riesce mai a governare per vie ordinarie.
NAPOLI - Quale commissario per metrò e archeologia
La costruzione della metropolitana a Napoli è stata rallentata a causa di scoperte archeologiche. Il Comune di Napoli e la Società Metropolitana chiedono di completare il progetto entro le scadenze, mentre la Soprintendenza archeologica richiede tempi più lunghi per lo scavo e l'approvazione. Per risolvere il problema, il ministro dei Beni culturali ha richiesto un commissario per coordinare gli sforzi e ridurre i tempi delle decisioni. Il commissario dovrebbe essere un archeologo e avere competenze trasversali per valutare il processo di scavo e decisionale. La questione è complicata e richiede una soluzione unitaria e efficace.
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