MENO SPRECHI L'obiettivo è la cessione degli asset non strategici e la riduzione dei costi di manutenzione. Si punta sulle concessioni a 50 anni Un tesoro da 200 miliardi di euro: è questo il valore di mercato del "federalismo demaniale". La Finanziaria estiva in via di approvazione in Parlamento getta già le basi di una rivoluzione per la gestione del patrimonio immobiliare degli enti locali che attualmente è stimato attorno ai 150 miliardi di euro: la manovra velocizza, snellisce, semplifica le procedure di alienazione e valorizzazione degli immobili posseduti da Comuni, Province e Regioni; conferisce agli enti importanti strumenti di gestione del patrimonio come i fondi immobiliari e le concessioni a 50 anni. E sollecita un lavoro a tutto campo di ricognizione e di censimento dei beni che finora non è stato fatto. Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha però fatto capire che intende andare oltre: il prossimo passo potrebbe essere quello dei trasferimenti di immobili dallo Stato agli enti territoriali. Una partita che si giocherà in autunno quando prenderà il via il processo del federalismo fiscale, al quale potrebbe affiancarsi quello del "federalismo demaniale". Lo Stato una "dote" ce l'ha: gli edifici e i terreni pubblici in uso governativo sono 13.000 per un valore di mercato pari a 48,3 miliardi, come emerso dal censimento realizzato dall'Agenzia del Demanio. A questi immobili si aggiungono almeno 2.800 beni immobiliari dello Stato disponibili e da valorizzare che hanno un valore tra i 10 e i 15 miliardi di euro. Un bilancio appesantito dalle locazioni passive pagate dallo Stato su 10 miliardi di immobili di privati. Il tesoro degli enti Il patrimonio immobiliare degli enti territoriali è molto elevato in termini di valore di mercato e ben più consistente di quello dello Stato: gli enti possiedono l'86 dei terreni del settore pubblico e il 73 degli immobili. Comuni, Province e Regioni dispongono di 120 miliardi di euro di immobili (55 non residenziali e 65 residenziali) e di 35 miliardi di terreni, così come stimato dal Conto patrimoniale dello Stato redatto dal Mef nel 2005: la parte del leone la fanno i Comuni mentre le Regioni registrano i valori più bassi. A confronto, gli immobili delle amministrazioni centrali non superano i 45 miliardi di euro. Gli enti territoriali dovranno in futuro imparare a gestire al meglio il proprio patrimonio immobiliare, riducendo gli sprechi e gli alti costi di manutenzione, aumentando la redditività e dismettendo gli immobili che non servono. Per le valorizzazioni i Comuni dispongono delle concessioni a 50 anni: uno strumento che ha lo scopo di attirare i capitali dei privati per ristrutturare gli immobili e farli rendere. Gli enti territoriali sono chiamati a far pagare affitti più elevati negli edifici messi a reddito oppure a ridurre il pagamento di canoni ai privati utilizzando immobili propri: vanno tenuti sotto controllo i costi di manutenzione straordinaria e ordinaria. Portando avanti piani di razionalizzazione e di ottimizzazione degli spazi, gli enti potranno disporre di edifici da dismettere. La Finanziaria di Tremonti spinge gli enti ad avviare piani di alienazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare direttamente nel bilancio previsionale. L'Anci ha proposto una modifica del provvedimento affinché gli incassi da alienazioni immobiliari siano utilizzati per abbattere il debito: gli introiti da alienazioni possono servire anche a finanziare nuovi investimenti (che ora languono), purché non vengano prosciugati dalla spesa corrente. Rischio di sperequazione Gli immobili dello Stato attualmente in uso governativo sono 13.000 come risulta dal censimento dell'Agenzia del Demanio: 10.000 edifici e 3.000 terreni con un valore pari a 48,3 miliardi di euro. Il trasferimento di una parte di questi immobili agli enti territoriali è un'operazione molto complessa: alcune Regioni e alcuni Comuni sarebbero molto avvantaggiati rispetto ad altri enti. Inoltre lo Stato dovrebbe razionalizzare e ottimizzare gli spazi e trasferire molti uffici pubblici dell'amministrazione centrale in altri edifici più periferici. Secondo stime di esperti del settore questa operazione potrebbe ridursi a una manciata di miliardi di euro. Lo Stato potrebbe decidere di trasferire agli enti territoriali i 2.800 immobili disponibili, non in uso governativo e con alto potenziale di valorizzazione, secondo il censimento del l'AdD: da questi immobili gli esperti stimano operazioni con valore di mercato tra i 10 e i 15 miliardi di euro. Un'altra risorsa immobiliare che potrebbe in prospettiva rimpolpare il patrimonio immobiliare degli enti territoriali è quella relativa alla dismissione del demanio militare non più utile a fini strategici. La Difesa potrebbe trasferire a Comuni, Province e Regioni terreni, poligoni di tiro, ex-polveriere, magazzini di munizioni e di siluri in cambio di alloggi. I. B.