Intonaci che si staccano negli androni, ma anche all'interno della struttura restaurata di fresco. Chiazze scure sulle pareti gialline su cui da poco è stato apposto uno strato di «marmorino». Intorno, un'aria di abbandono, dal cortile alle aree limitrofe, in cui chiunque può entrare liberamente, nonostante si tratti pur sempre di un cantiere. Che cosa succede al Centro per il restauro della Reggia di Venaria, grandioso progetto dell'architetto Pietro Derossi nelle ex Scuderie di Benedetto Alfieri che si pensava fosse ormai terminato, tanto che. si prospettava di aprire la Scuola di Restauro già il prossimo autunno? Dalla Regione minimizzano: «Abbiamo affidato una perizia al professor Guido Biscontin, docente ed esperto di restauro dell'Università di Venezia - dice il direttore dei Beni culturali Alberto Vanelli, gran patron della Venaria - E sa che cosa è venuto fuori? Che i muri erano impregnati dei sali presenti nelle urine umane. Lì un tempo c'erano le scuderie, e con i cavalli stavano gli stallieri: sa com'è, nella reggia non c'erano certo i gabinetti. E così, quei sali evaporando hanno spaccato la superficie degli intonaci. Adesso, nel giro di un mese, si rifarà il lavoro. Si tratterà di spendere 80mila euro in più». Certo, non sarà una tragedia: ma per questo incidente di percorso le imprese appaltatrici Schiavina e Adanti di Bologna non hanno di fatto mai consegnato il cantiere. Sono stati già acquistati gli arredi della Gufram per gli interni, devono essere trasferiti anche i sofisticati macchinari per i restauri, finanziati dalla Compagnia di San Paolo: ma, secondo alcuni, si preferisce tirare in lungo, anche perché le trattative per la nascita di quella che era stata preannunciata come la più importante Scuola per il Restauro del nord Italia sono in alto mare. È ancora Vanelli a minimizzare: «Dovevamo siglare un accordo tra Regione, Università, ministero per i Beni Culturali; ma non si poteva raggiungere un'intesa prima della stesura, completata proprio in questi giorni, del nuovo Codice dei beni culturali, che prevede la nascita di centri e scuole gestite da Stato e regioni». È esclusa comunque l'ipotesi di avviare il Centro per il restauro prima di due anni: «Si potranno però avviare piccoli laboratori: inizieremo a portarvi la peota, l'imbarcazione storica ora ricoverata presso i restauratori Nicola ad Aramengo, che sarà esposta nella Reggia», conclude Vanelli. In attesa di decisioni, le ex Scuderie di Alfieri sono praticamente abbandonate: i bene informati assicurano che si è già rubato di tutto, dalle lampade ai lavandini.