La Difesa stenta a trovare le ultime due tranche di beni da trasferire entro dicembre all'Agenzia del Tesoro ROMA A occhio nudo sono ben visibili: ex-caserme nel cuore dei quartieri di pregio delle grandi città, ex-poligoni di tiro in zone panoramiche e turistiche, ex-depositi di munizioni da far invidia alle stalle da ristrutturare per gli agriturismi. Eppure il ministero della Difesa stenta a trovare quelle ultime due tranche di immobili, per un totale di 600 unità con un controvalore di 2 miliardi di euro non più utili a fini militari, che avrebbero dovuto essere trasferite all'Agenzia del Demanio entro questo mese, come stabilito dalla Finanziaria 2007. Così dopo un primo rinvio concesso nella Finanziaria 2008, che aveva fissato ad ottobre di quest'anno il passaggio di questi immobili dal demanio militare all'AdD, anche la Finanziaria estiva di Giulio Tremonti fa slittare ulteriormente questa scadenza, al 31 dicembre 2008. L'individuazione dei beni da trasferire dalla Difesa al Demanio ha registrato rallentamenti e criticità spesso legati delle condizioni degli immobili, a volte non liberi o altre volte in situazioni di degrado strutturale e ambientale. I gioielli di famiglia, le ex-caserme con maggior valore di mercato perché situate nei quartieri centrali delle grandi città, per ora sono rimaste illese da questa operazione. Dovrebbero essere il piatto forte dell'ultimo trasferimento a dicembre. Ma non è detto. La Difesa stenta a disfarsi del patrimonio immobiliare perché nonostante la sospensione del servizio obbligatorio di leva, ha bisogno di nuovi alloggi per chi (uomini e donne) sceglie la carriera militare, per i militari in pensione, in missione e trasferiti con la famiglia. Le camerate servono meno ma occorrono più appartamenti. Vanno in questa direzione le recenti permute concordate dalla Difesa con la Regione Valle D'Aosta e la Provincia autonoma di Bolzano: quest'ultima si occuperà della ristrutturazione di immobili e della concessione di 200 nuovi alloggi in cambio di 12 aree militari per una superficie di 906.000 mq. In stallo risultava ieri la dismissione di 86 immobili in Sicilia rivendicati dalla Regione e dallo Stato. La Difesa finora ha trasferito all'AdD immobili per un controvalore di 2 miliardi: un primo pacchetto di 201 beni (nei centri di città come Bologna, Piacenza, Ferrara, Torino) con decreto 28 febbraio 2007; un secondo pacchetto di 198 beni con decreto 25 luglio 2007. Di questi 400 beni ex-difesa, su più di 100 sono in corso le valorizzazioni. L'Agenzia ha costituito con i primi incassi un fondo da 95 milioni che verrà usato dalla Difesa per la sua politica alloggiativa: un secondo fondo è in arrivo. La Finanziaria che sarà discussa a giorni al Senato prevede norme più snelle per consentire alla Difesa di alienare direttamente il suo patrimonio immobiliare (dopo l'ultimo trasferimento al Demanio). La Difesa tuttavia punta su un accordo-quadro con l'Agenzia per far gestire a quest'ultima il patrimonio militare. Il primo passo? Il censimento dei beni militari.
PATRIMONIO IMMOBILIARE PUBBLICO: Cessione infinita per 600 caserme
La Difesa stenta a trovare le ultime due tranche di beni da trasferire entro dicembre all'Agenzia del Tesoro. Il ministero della Difesa ha bisogno di nuovi alloggi per i militari in pensione, in missione e trasferiti con la famiglia, ma le condizioni degli immobili sono spesso critiche. I beni da trasferire includono ex-caserme, ex-poligoni di tiro e ex-depositi di munizioni. La Difesa ha già trasferito 400 beni con un controvalore di 2 miliardi di euro, ma il processo è rallentato.
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