Il ministero per i Beni e le attività culturali, nell'ambito di un aggiornamento del Testo unico approvato nell'ottobre del 1999, ha recentemente presentato un nuovo "Codice dei Beni Culturali e Ambientali". La complessità dei temi affrontati, il tentativo di una "codificazione" onnicomprensiva delle problematiche, la mancanza di un dibattito aperto con tutti coloro che avrebbero potuto portare un contributo all'elaborazione del testo, le carenze di approfondimenti e verifiche, fanno temere che nella legge delega prevista non sia assicurata la preminenza dell'interesse culturale collettivo rispetto alle logiche mercantilistiche conseguenti a indiscriminate alienazioni del patrimonio immobiliare pubblico. Per quanto riguarda i beni paesaggistici, l'abrogazione della legge Galasso, fino ad oggi cardine della tutela ambientale per la sua concezione globale di paesaggio e cultura del territorio e per il riconoscimento della stretta interrelazione tra parti costruite e territorio naturale, rischia di vanificare ogni tentativo di salvaguardia, nelle forme più qualificate, del nostro patrimonio ambientale. L'analisi del testo ha inoltre evidenziato carenze relative alla definizione dei piani paesistici e al loro rapporto con i piani urbanistici, una ingiustificata e pericolosa differenziazione di tutela tra i "beni culturali" e i beni paesistici e ambientali, con il rischio di considerare solo un numero limitato di beni, reputati di particolare valore, trascurando tutto il patrimonio distribuito nel territorio che costituisce una straordinaria ricchezza accumulata nei secoli. Sulla base di queste premesse riteniamo che il Codice vada riscritto, approfondendo i grandi temi, precisando gli strumenti (es. piano Paesistico), favorendo la partecipazione e il dibattito culturale dei cittadini e delle associazioni, Italia Nostra Sezione di Varese.