Fu scoperta 51 anni fa durante gli scavi per un condominio La casa patrizia sorta tra l'urbe e la collina È l'esempio più importante di edilizia privata del primo secolo e in particolare dell'epoca di Tiberio Una villa romana che, per la raffinatezza degli ambienti e l'alta qualità dei mosaici e degli affreschi, non aveva nulla da invidiare alle analoghe costruzioni di Roma e di Pompei è stata trovata, 51 anni fa, in Valdonega. È certamente il monumento romano più sconosciuto alla gran parte dei veronesi. Era il gennaio del 1957, quando in via Zoppi, sulla collina della Valdonega, durante la costruzione di un condominio sono riaffiorate le fondamenta di un grande edificio privato romano. Altre costruzioni analoghe dovettero esistere sulla collina più prossima alla città verso la sponda sinistra dell'Adige, ma non vi sono tracce. Questa villa resta dunque l'esempio più importante di edilizia privata a Verona per il I secolo dopo Cristo e in particolare dell'età di Tiberio (14-37 dopo Cristo). Per struttura architettonica, per mosaici e per affreschi, si ritiene propria di questo periodo. La parte conservata è minima rispetto al complesso originario: tre ambienti, affacciati su un portico. Ma non è stato possibile scavare ulteriormente, per la presenza di case moderne, in un quartiere densamente abitato. Quanto è emerso basta per dire che si tratta di una villa ricca, elegante e raffinata posta in quella che doveva essere la zona residenziale della città, in collina, al di fuori del tracciato urbano. La villa di Valdonega era articolata a padiglione su più livelli, che rispettavano il pendio naturale del terreno e godeva di un magnifico panorama sulla città e intorno di una natura lussureggiante. Gli aspetti più squisitamente naturalistici sono stati ripresi dagli affreschi alle pareti. Una ampia sala rettangolare di 67 metri quadrati con colonne su tre lati è l'ambiente principale: sul lato corto, senza colonne, vi è la porta di cui resta la soglia, affiancata da due finestroni per la luce proveniente da sud. Questa sala di lunghezza doppia della larghezza, era un tipico ambiente a colonne, con apertura a volta nella parte centrale e piana sopra l'ambulacro perimetrale, uguale a ben più noti edifici come a Pompei, la casa del labirinto e la casa Melagro e a Roma, la casa dei Grifi per l'apparato decorativo. Molto belle le colonne, in pietra rosa, con capitelli figurati in cui si conserva un esemplare con delfini. Il pavimento è a mosaico, a tessere bianche nello spazio principale e nere presso il perimetro. Gli spazi tra le colonne e i pannelli pavimentali sono alternativamente di due colori con tralci vegetali e policromi con foglie e uccellini entro viticci. Sulla parete era dipinto un giardino: su un frammento si vedono piante acquatiche e una piccola gabbia con uccelli. Proprie delle ville romane signorili, queste sale erano destinate a festini e banchetti: il proprietario consumava i pasti con gli ospiti, adagiati su tre letti a ridosso del colonnato, con lo spazio centrale libero per permettere il servizio al personale. Anche il secondo ambiente, separato dalla sala a colonne con un piccolo vano di servizio suddiviso in due parti da una soglia di pietra bianca, ha una decorazione assai ricca: mosaico bianco con cornice nera lungo i lati per il pavimento, e una notevole policromia di affreschi alle pareti: si conserva la parte inferiore con zoccolo bianco tra due fasce rosse, su cui sono dipinte piante con foglie lanceolate e uccelli. Si riconoscono un'anitra acquatica, una cinciallegra, una civetta e un galletto, mentre sopra lo zoccolo vi sono tanti altri soggetti vari, come grifi con cornucopia, maschera femminile e natura morta. Questi tre ambienti sono affiancati sul lato ad ovest da un vano lungo e stretto, privo di aperture che forse era un'intercapedine per isolare le stanze dall'umidità del terreno della collina. Un portico a elle, documentato da una serie di basi di colonne, delimitava gli ambienti lungo i lati sud ed est e si concludeva alla estremità nord-est con una scala: con tutta probabilità si affacciava su un giardino. La presenza della scala potrebbe suggerire l'esistenza almeno parziale di un secondo piano, ma più probabilmente l'edificio, situato su un declivio, fu distribuito su terrazze. Nel giardino e sulla terrazza si possono ammirare alcune sculture, bassorilievi ed iscrizioni di epoca romana, portate qui da altri scavi archeologici. La villa romana di Valdonega si può visitare, grazie al Ctg, il Centro turistico giovanile, che ne cura l'apertura e le visite guidate il primo sabato (15.30-18.30) e la prima domenica (9.30-12.30) di ogni mese. Per la visita in altri periodi è necessario telefonare al Ctg, 045.8004592.
LA VERONA NASCOSTA: LA VILLA ROMANA IN VALDONEGA.
La villa romana di Valdonega è stata scoperta 51 anni fa durante gli scavi per un condominio a Verona. È considerata l'esempio più importante di edilizia privata del primo secolo e in particolare dell'epoca di Tiberio. La villa è articolata a padiglione su più livelli e gode di un magnifico panorama sulla città e intorno. Gli aspetti più squisitamente naturalistici sono stati ripresi dagli affreschi alle pareti. La sala principale è una ampia sala rettangolare con colonne su tre lati e un pavimento a mosaico. Il pavimento è a mosaico, a tessere bianche nello spazio principale e nere presso il perimetro.
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