Sono soltanto cinque i dipendenti della fondazione privata Filangieri, in quanto il museo è ormai chiuso dal 1998 senza che il Comune di Napoli, a cui fu donato nel 1882 il museo di famiglia dal principe Gaetano Filangieri di Satriano, riesca a risolvere il problema della gestione (solo 400 mila euro lanno) e della riapertura dello storico museo. Eppure si tratta di una gloriosa istituzione culturale napoletana che rischia di scomparire non solo, ma con la perdita addirittura da parte della città del suo cospicuo patrimonio storico-artistico (armi antiche, dipinti, tessuti, bronzi, marmi, maioliche e porcellane). Infatti lo statuto dellente prevede che la chiusura del museo comporta la restituzione delle opere darte alla miriade di discendenti di Gaetano Filangieri. La crisi del Filangieri risale al 1998 quando listituzione decise di mettere in vendita Villa Livia al parco Grifeo, donata pochi anni prima al museo, a un prezzo sottostimato anche perché non teneva conto dei pregevolissimi arredi antichi in essa contenuti. Si materializzarono numerosi compratori, ma Italia Nostra chiese e ottenne dalla soprintendenza lapposizione del vincolo monumentale sulla villa e sulle opere darte. I compratori svanirono dincanto. Evidentemente avevano programmato alterazioni speculative nelledificio panoramico. Subito dopo il museo venne chiuso anche per motivi precauzionali: si scoprì infatti che era avvenuto il furto senza effrazione della preziosa collezione di porcellane (oltre trenta pezzi), donata dalla famiglia Perrone e di cui si sono perse le tracce. Dopo queste vicende una possibilità di rilancio del museo si è prospettata con la nomina nel 2005 del nuovo direttore Giampaolo Leonetti, che aveva già svolto un buon lavoro come governatore del Pio Monte della Misericordia. Purtroppo Leonetti non è stato posto in condizione di operare pur avendo effettuato linventario del patrimonio e dotato dal 2005 il museo di un sistema informatizzato di avanguardia di schedatura dei suoi beni culturali, nonché predisposto un programma di rilancio che prevedeva lavori di adeguamento del costo di 2,5 milioni, disponibili grazie a un finanziamento di pari importo sui fondi regionali del Pit-Por 2000-2006. Ebbene il Comune di Napoli non ha presentato entro il 2006 il relativo progetto e il finanziamento è stato revocato per decorrenza dei termini. Lepisodio andrebbe segnalato al ministro Brunetta, terrore dei burocrati sonnolenti del pubblico impiego. Ora si è costretti ad attendere i futuri stanziamenti Pit-Por 2007-2013. Intanto il Comune di Napoli è anche in grave ritardo, come visto, nel pagamento degli stipendi dei custodi addetti alla manutenzione ordinaria e alla sicurezza del museo. La città sembra che stia recuperando dopo i danni arrecati alla sua immagine, ma oggi i turisti che vanno a visitare il Duomo o lefficiente museo del Tesoro di San Gennaro (affidato a privati) vedono con sorpresa le bandiere bianche di resa dispiegate sul severo bugnato quattrocentesco del Filangieri, che fanno rammentare le mura di unantica città assediata che si arrende per fame. A nostra volta ci appelliamo alla nota sensibilità del sindaco Rosa Russo Iervolino affinché sblocchi la situazione di precarietà del personale del Filangieri e tranquillizzi lopinione pubblica napoletana. Non è auspicabile che qualcuno proponga, per salvare il Filangieri, di chiedere un finanziamento a Silvio Berlusconi dandogli in pegno i gioielli di famiglia.
NAPOLI - Museo Filangieri, un bene da salvare
Il museo Filangieri di Napoli è chiuso dal 1998 e non è stato possibile risolvere il problema della gestione e della riapertura. Il museo è una istituzione culturale importante che rischia di scomparire e di perdere il suo patrimonio storico-artistico. La crisi del museo risale al 1998 quando la fondazione decise di vendere Villa Livia al parco Grifeo, donata pochi anni prima al museo, a un prezzo sottostimato. Il museo è stato chiuso anche per motivi precauzionali dopo il furto di una collezione di porcellane. Nel 2005 è stato nominato il nuovo direttore Giampaolo Leonetti, che aveva già lavorato come governatore del Pio Monte della Misericordia.
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