Palermo. Si scrive utilizzazione turistica del patrimonio storico, ma si legge salvaguardia e, soprattutto, sviluppo delle identità culturali di luoghi, di paesaggi e costruzioni rurali che connotano i Paesi del Mediterraneo. Puntando a questo traguardo è stata organizzata, nel Capoluogo siciliano, la conferenza internazionale "Beni culturali e turismo". Una tavola rotonda di tre giorni, conclusa ieri, che ha posto in evidenza quanto sia importante elaborare nuovi format di turismo, all'insegna dello sviluppo sostenibile, che valorizzino le risorse territoriali tradizionali (dai paesaggi e dalle costruzioni rurali oggi in decadenza ai prodotti della terra passando per gli usi ed i costumi degli abitanti). I lavori della conferenza si inseriscono nell'ambito del progetto "Herodot, utilizzazione turistica del patrimonio storico" frutto della sinergia di molteplici soggetti (il Dipartimento turismo della Regione siciliana, il Dipartimento Beni culturali dell'Università di Palermo, l'Università Mediterranea di Reggio Calabria, il Parco scientifico e tecnologico della Sicilia, gli Atenei di Catania e Bari, l'Università Egea - capofila del progetto -, tre Agenzie di sviluppo della Grecia ed ancora l'Università della Basilicata). Una cooperazione importante, secondo l'assessore al Turismo e vicepresidente della Regione siciliana, Giambattista Bufardeci, che consente "di operare meglio perché è fondamentale fare rete". "Valorizzazione e tutela sono termini speculari ed inscindibili - ha detto Girolamo Cusimano, del Dipartimento Beni culturali dell'Università di Palermo - perché tutelare un bene culturale significa valorizzarlo". "Abbiamo sposato il progetto Herodot - ha affermato Dorotea Piazza, dirigente dell'Area 2 dell'assessorato regionale al Turismo - perché siamo convinti che vadano elaborati modelli che permettano al turista di conoscere la vera identità dei luoghi valorizzando contemporaneamente tutto ciò che appartiene alla cultura di un popolo". "Utilizzare turisticamente il territorio significa darne un'interpretazione culturale - ha spiegato Salvatore Di Fazio, responsabile scientifico del Dipartimento di Scienze e tecnologie agro-forestali ed ambientali dell'Ateneo di Reggio Calabria per il progetto Herodot -questa è stata una costante nell'elaborazione del nostro progetto pilota che si è concretizzato in uno studio sui paesaggi agrari terrazzati nella Costa Viola (un'area di circa 18 chilometri quadrati nel basso Tirreno reggino, ndr)". I terrazzamenti, e la viticoltura ad essi collegata, hanno subito un progressivo abbandono nel corso del Novecento; oggi la ripresa della viticoltura passa necessariamente dall'integrazione di questa attività con un nuovo modello di turismo che consenta appunto di valorizzare il patrimonio storico. Giuseppe Ippolito