IL CASO. La giunta Hüllweck aveva dichiarato senza vincitori la gara per scegliere il progetto più adatto a realizzare il maxi-parcheggio interrato da 400 posti auto Secondo il Comune nessuna proposta rispettava i vincoli architettonici Ora l'impresa che aveva presentato l'offerta migliore fa ricorso al Tar Scoppia la guerra di S. Corona. All'indirizzo del Tar Veneto è stato depositato un ricorso contro la decisione del Comune di dichiarare senza vincitori la gara per la costruzione di un parcheggio multipiano a S. Corona. A sparare il primo colpo di cannone è l'impresa Saba Italia Spa di Roma, una delle quattro società che si erano candidate alla costruzione dell'opera, rispondendo nel 2006 a un avviso pubblicato dal Comune. Le altre imprese in lizza erano Aim, la padovana Vittadello all'opera per il nuovo teatro e la piemontese Codelfa all'opera per il nuovo tribunale. L'obiettivo di palazzo Trissino era collocare sul lato est del centro storico un alter ego del parking Verdi: circa 400 posti auto su quattro livelli, assecondando una delle previsioni del progetto per il recupero del complesso di S. Corona. La formula scelta era il project financing: costruisce a sue spese il privato, che in cambio ottiene la gestione del parcheggio per un tempo utile a rientrare con l'investimento, che non sarebbe stato inferiore ai 10 milioni di euro. Dopo nove mesi di analisi, però, la commissione di esperti presieduta dall'arch. Lorella Bressanello, allora direttrice del dipartimento Territorio, era giunta alla conclusione che nessuna delle proposte progettuali presentate rispettava i rigidi vincoli imposti dalla Sovrintendenza per i beni archeologici: nemmeno l'offerta più accreditata, vale a dire quella elaborata dalla Saba. La decisione fu vivacemente contestata dall'assessore alla Mobilità Claudio Cicero. Fu la goccia che fece traboccare il vaso: alla fine del 2007 Cicero perse la delega alla sosta, che fu girata ad Arrigo Abalti. All'inizio del 2008, negli ultimi giorni di vita dell'amministrazione Hüllweck, la giunta chiuse la partita dichiarando il nulla di fatto approvando una delibera firmata da Abalti. Contro quel provvedimento, la Saba si rivolge oggi al Tar Veneto. Nella memoria con cui va all'attacco della delibera, la Saba ricorda che prima di partecipare al bando la Sovrintendenza aveva prescritto al Comune di non superare «nella quota gli attuali piani di calpestio dei chiostri». A gara in corso, secondo i legali della società romana era stato manifestato un nuovo parere «chiaramente di tipo interlocutorio», che teneva aperta la porta a un confronto fino a individuare la soluzione progettuale più adatta. La giunta Hüllweck, invece riteneva che la Sovrintendenza avesse evidenziato il contrasto di tutte le proposte con il vincolo adottato dal ministero per i Beni culturali per tutelare il complesso di S. Corona. «In particolare - si leggeva nella delibera - non dovrebbero essere previste zone di scavo vicine alla chiesa e al chiostro per evitare di procurare possibili dissesti strutturali». «Ma io non votai quella delibera - ricorda oggi Cicero - per questo invito la nuova giunta ad annullare quel provvedimento per non rischiare un pesante risarcimento danni». Cicero, da consigliere comunale di opposizione, con il collega Domenico Pigato, "ricusa" l'assessore ai Lavori pubblici Ennio Tosetto, che prima di diventare amministratore comunale, da semplice professionista era stato consulente di una delle imprese partecipanti: «Mi auguro - conclude Cicero - che non si occupi in prima persona della procedura».