Kalòs pubblica la "Guida allarte" di Salvatore Anselmo I dipinti delle chiese i gioielli dei musei e gli artisti del territorio come lo Zoppo di Gangi e Filippo Quattrocchi Sono gioielli incastonati tra il verde e le colline, posti ad adornare linterno di piccole e grandi chiese, edifici antichi e angoli di paesaggio straordinario. Le opere presenti nel territorio delle Madonie costituiscono un esempio significativo di museo diffuso, realizzando un connubio esemplare tra bellezze paesaggistiche e storico-artistiche. Per scoprire questo tesoro che comprende molti luoghi e paesi di rilievo nella geografia del bello in Sicilia, si può consultare il libro di Salvatore Anselmo, appena pubblicato da Kalòs, "Le Madonie - Guida allarte", con presentazione e introduzione di Vincenzo Abbate e Maria Concetta Di Natale (pagine 230, ampio corredo iconografico realizzato da Vincenzo Anselmo, 30 euro). Le Madonie con il loro articolato comporsi di luoghi suggestivi e differenti raccontano molte storie, e tra motivazioni religiose, storiche ed economiche rappresentano un interessante ventaglio di creatività. A far da padroni, sono il gotico del periodo feudale e successivamente il barocchetto con i suoi emblemi di ricercatezza formale capaci di indugiare con leggerezza e forte gusto decorativo; successivamente, la prima metà dellOttocento segna molti rifacimenti sia di monasteri che di palazzi nobiliari. Marmo, bronzo, oro, legno intagliato e dipinto: i materiali giungono da questi stessi luoghi, il più delle volte, per partecipare con parole forti al racconto collettivo di questo pezzetto di Sicilia. I monumenti, i dipinti e le opere oggetto della guida sono analizzati e studiati "sul campo": lo studioso infatti è originario di questi luoghi e completa la passione e il rigore scientifico con notizie inedite e curiosità. Alcuni manufatti artistici, tra laltro, costituiscono un aspetto particolare della cultura e della tradizione madonita, come ad esempio i calici realizzati tra la fine del Quattro e il Cinquecento che la studiosa Maria Accascina definì per lappunto "madoniti", caratterizzati da una decorazione a foglie di cardo, elemento che ritorna poi anche nella decorazione architettonica e nella sculture sia lignea - le cosiddette botteghe dei "lignamaru" formarono generazioni di abili artisti - che marmorea: elemento, questultimo, che fa comprendere i legami con la cultura di derivazione spagnola, inserendo le Madonie in un ampio circuito. Litinerario, allora, è una visita en plein air tra Caltavuturo e Gangi, Gratteri e Isnello, Petralia Soprana e Sottana, Polizzi Generosa, Pollina, San Mauro Castelverde, Scalfani Bagni. Al focus sui paesi madoniti sono legate in particolare, alcune figure di artisti che vengono approfondite; così Gangi è anche lo spunto per parlare di due figli illustri come lo Zoppo di Gangi (ovvero Gaspare Bazzano a dispetto della confusione che si fa con Giuseppe Salerno) e Filippo Quattrocchi, Frate Umile da Petralia - Giovanni Francesco Pintorno, uno dei più noti scultori lignei del Seicento - e Pietro Bencivinni di Polizzi Generosa. Particolarmente ricco è il patrimonio legato alle opere darte sacra, e suppellettili liturgiche, come quelle custodite nel tesoro della matrice di Geraci Siculo, nel museo del castello di Castelbuono, presso il Santuario di Gibilmanna. Di particolare rilievo è il reliquiario di San Bartolomeo conservato nella chiesa matrice di Geraci, opera di Pino di San Martino di Pisa, commissionata dal conte Francesco Ventimiglia che aveva nella Madonie molte e ricche proprietà; fu difatti il nobile ad iniziare la costruzione del castello nel belvedere dellantico casale di Ypsgiro, luogo che intorno al primo decennio del Trecento mutò il suo nome appunto in Castelbuono. Nel museo di questa cittadina è custodito il busto argenteo di SantAnna; un culto che ebbe grande diffusione perché la famiglia dei Ventimiglia chiese e ottenne dal Papa Alessandro VIII che la cappella potesse non solo assolvere alla sua funzione, ma fosse aperta al culto per tutti i cittadini. Nel museo del santuario di Gibilmanna, invece, la collezione di opere che vi è custodita è emblematica nel segno di una decorazione di grande rigore, una semplicità francescana che è ben rappresentata nella custodia lignea del Bencivinni, noto intagliatore polizziano che realizzò numerose opere. Senza dubbio il museo più celebre, e che custodisce uno dei dipinti più belli e importanti della produzione di Antonello da Messina, è il Mandralisca di Cefalù, dove è custodito il "Ritratto di marinaio", ispiratore del quasi omonimo libro dello scrittore Vincenzo Consolo: la collezione, voluta dal barone Piraino di Mandralisca, fu aperta al pubblico per espressa volontà del nobile, e oltre al celebre dipinto vi sono esposti reperti archeologici - celebre il cratere raffigurante il "venditore di tonno" - erbari, monete di bronzo, manoscritti, collezioni ornitologiche e malacologiche di grande importanza e bellezza. A Polizzi Generosa, infine, si segnalano nella chiesa Madre numerose opere di pregio: tra queste, lurna argentea con le reliquie di San Gandolfo, e lo splendido trittico fiammingo, opera di un pittore sconosciuto dai forti ed evidenti richiami a Roger Van der Weyden, raffigurante la Madonna con il Bambino sul grembo, intento a sfogliare un libro; da qui il nome di Mater Sapientiae, ai cui lati sono posti angeli musicanti. Nelle due pale laterali, Caterina dAlessandria e Barbara, immerse in paesaggi meticolosamente dipinti. Una guida, dunque, agile e al contempo ricca di particolari, utile per chi vorrà scoprire per la prima volta questi luoghi ma anche per chi vuol approfondire alcuni aspetti dellarte madonita, attraverso serrate stratificazioni artistiche e cronologiche.