Allarme siccità alla cascata e alle fontane della Reggia. L'Acquedotto carolino, nei 38 chilometri di percorso dalla fonte alla destinazione ultima, perde acqua. L'allarme è stato lanciato dalla Soprintendenza di Caserta e Benevento, e accolto nei giorni scorsi dal prefetto di Caserta Ezio Monaco che ha disposto un pattugliamento aereo dell'intera tratta da parte delle forze dell'ordine allo scopo d'individuare i «furti d'acqua». Allertate anche le due Province e i comuni attraversati, anche se non si esclude la possibilità che la siccità sia dovuta ai lavori di scavo dei nuovi pozzi alle sorgenti. L'esperienza maturata negli anni, però, avvicina gli inquirenti all'ipotesi di «prelievi abusivi» da parte di chi puntualmente si aggancia alla condotta per attingere acqua a uso proprio. Un reato che, nell'immediato, minaccia i pesci delle vasche e favorisce la crescita incontrollata delle alghe di eutrofizzazione. Si tenta di arginare i danni alimentando sporadicamente le fontane con l'acqua di riciclo in virtù di sistemi idraulici di auto-alimentazione che, secondo i tecnici della Sovrintendenza, non riuscirebbero comunque a garantire quantità e pressione necessaria alle fontane. Fontane secche, quindi, per buona pace dei turisti che, di quelle magnifiche del parco in questi giorni ammirano, purtroppo, soltanto i liquami. Tempi lunghi per la soluzione del problema, visto il quasi totale interramento dell'Acquedotto carolino e la difficile individuazione della manomissioni. Arduo impedire che tali reati non si ripetano. Reati e danni che minacciano il capolavoro d'ingegneria idraulica del Vanvitelli e il simbolo più imponente della volontà politica borbonica. Sorgenti purissime alimentavano la via d'acqua che oltrepassava monti e vallate prima di divenire elemento principe delle fontane a soggetto mitologico e simbolico del parco reale. La stessa via d'acqua che, in fuga ottica, trapassava poi il palazzo reale per diramarsi e divenire strada di collegamento, di controllo, di scambio tra la corona e il regno. E la Reggia, elemento architettonico lineare e interamente forato da finestre e portali, non bloccava lo sguardo, gli elementi, ma riceveva e traduceva distribuendo equamente, divenendo quindi simbolo della perfetta osmosi tra natura e conoscenza, divino e terreno, mito e potere. Apporto idrico alla Reggia di Caserta in primis, e al complesso di San Leucio prelevando l'acqua alle falde del monte Taburno, dalle sorgenti del Fizzo, nel territorio di Bucciano (Bn), progettato da Luigi Vanvitelli su commissione di re Carlo di Borbone (da cui l'appellativo di Carolino), i lavori per l'acquedotto presero il via nel marzo del 1753 e si conclusero con l'inaugurazione del 7 maggio 1762. Nel 1997 il ponte, ad oggi perfettamente conservato, che attraversando la Valle di Maddaloni, congiunge il monte Logano con il monte Garzano, è entrato a far parte del patrimonio mondiale dell'Unesco. Di particolare pregio architettonico e costruito in pietra di tufo, il ponte s'innalza con una possente struttura a tre ordini di arcate per una lunghezza di 529 metri e con un'altezza massima di 55,80 metri, sul modello degli acquedotti romani. Un'opera colossale ma inutile oggi, visto che per trasportare i pochi rigagnoli d'acqua rimasti a disposizione della Reggia basterebbe...una cannuccia. m.m.f.
CAMPANIA - Furti d'acqua e prelievi abusivi l'agonia dell'acquedotto carolino
L'Acquedotto carolino, che fornisce acqua alle fontane della Reggia di Caserta, sta perdendo acqua a causa di furti d'acqua. L'allarme è stato lanciato dalla Soprintendenza di Caserta e Benevento e il prefetto di Caserta ha disposto un pattugliamento aereo per individuare i furti. Le fontane sono state alimentate con l'acqua di riciclo, ma non è sufficiente per garantire la quantità e la pressione necessarie. I lavori di scavo dei nuoi pozzi alle sorgenti potrebbero essere una causa della perdita di acqua.
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