«Le faccio io subito una domanda: il commissario scelto è un archeologo?», replica il professor Salvatore Settis, archeologo, direttore della Scuola Normale di Pisa, presidente del Consiglio superiore dei Beni culturali e paesaggistici, alla domanda se considera una buona soluzione linvio di un commissario per velocizzare i lavori della metropolitana di Napoli. «Sarebbe bene che lo fosse risponde Settis alla sua stessa domanda per prendere le decisioni necessarie, altrimenti dovrebbe richiedere una consulenza a un esperto della materia, a cominciare dal soprintendente che opera sul territorio. In linea di principio, penso che sia un dovere primario conservare questi reperti in modo molto accurato e studiarli. Non dubito che il ministro abbia nominato un tecnico capace di tenere nel debito conto le esigenze dellarcheologia, così come per Pompei ha distinto le funzioni del prefetto Profili da quelle del sovrintendente Guzzo». Ma quando gli scavi rallentano e intralciano i lavori della Metropolitana, infrastruttura necessaria come il pane per Napoli, perennemente stretta nella tenaglia del traffico? «È fatale che si crei il contrasto tra le esigenze di organizzazione di una città e le ragioni di una cultura astratta e arcaica. Ma questo è un modo di ragionare che non corrisponde alla realtà. I ritrovamenti di Napoli hanno un potenziale culturale ed economico incomparabilmente più grande delle ragioni delle linee metropolitane. A Napoli ci sono cose che non si trovano altrove nel mondo. Per limportanza e la continuità degli insediamenti, dalletà greca a quella bizantina, è seconda soltanto a Roma. Le cose non vanno viste in contrasto con le esigenze della modernizzazione, ma armonizzate». Per esempio, studiando soluzioni alternative in corso dopera? «Perché no? In nessun caso la soluzione può essere quella di ignorare le esigenze dellarcheologia. Anche a Napoli, se una rimozione frettolosa dovesse provocare danni per la conoscenza, si potrebbe pensare di spostare una stazione o altro».