È polemica sulla collezione Simoneschi Polemiche per la collezione d'arte di Ottavio Simoneschi, presto esposta al museo di palazzo Giuli grazie alla fondazione cassa di risparmio di Pisa, che ha di recente acquistato il patrimonio. La soprintendenza alle belle arti contesta infatti la ricostruzione della vicenda legata ai beni del collezionista pisano proposta nei giorni scorsi dal consigliere provinciale di Forza Italia Giacomo Cappelli. La questione prende avvio da una clausola presente nel testamento di Simoneschi, morto nel 1960: entro cinque anni da quella data la collezione, donata allo stato, avrebbe dovuto essere esposta per tutti i cittadini. «Ma lo stato ha tradito questa disposizione - afferma Cappelli -, non riuscendo a esporre la collezione entro il termine stabilito e perdendo la causa avviata dagli eredi di Simoneschi per rientrare in possesso dei beni. Così la cassa di risparmio di Pisa ha acquistato questo patrimonio perso dallo stato per esporlo nella sede della sua fondazione». Un giudizio negativo sull'operato dell'istituzione pubblica, che viene però contestato dalla soprintendenza, per la quale lo stato, vendendo per intero le opere alla fondazione, avrebbe invece salvato la collezione dalla sua dispersione sul mercato privato. Ma i motivi di divergenza non si fermano qui: a differenza di quanto sostiene Cappelli, precisa la soprintendenza, la collezione è stata esposta al pubblico nelle sale del palazzo reale dal 1981, e non dal 1988. Inoltre, i beni sarebbero rientrati in possesso degli eredi a seguito di una svista giudiziaria, ma le belle arti di Pisa, vollero evitare che fossero venduti pezzo per pezzo e dispersi fuori dalla città; non essendo però gli eredi in grado di esporli adeguatamente, è stata perseguita la strada di una vendita complessiva. «Questi sono tutti cavilli - ribatte il consigliere provinciale -; nessuno sta smentendo la vendita e il trasferimento della collezione, ma ci si sta solo aggrappando a cause diverse. Rimane il fatto che la collezione è finita nelle mani della cassa di risparmio perché lo stato non ha fatto il suo dovere». Per la soprintendenza, invece, il patrimonio culturale rimane un valore per i cittadini indipendentemente da chi lo possiede e lo rende fruibile, e il trasferimento altrove della Simoneschi costituisce un'occasione di arricchimento e non di impoverimento.