"Ma il nostro ruolo va difeso" Metodi allavanguardia ma occorre il tempo per documentare Non ne sa ancora niente e sul commissariamento non parla, il soprintendente Piero Giovanni Guzzo, "lucchettato" su entrambi i fronti del suo mandato alla Soprintendenza speciale di Pompei e Napoli. Dopo Profili al quale è toccato lo sblocco di tante procedure rimaste ferme a Pompei, arriva un "supervisore" anche per velocizzare i tempi di recupero dei reperti e accelerare il lavoro dei cantieri della metropolitana. Guzzo fa comunque alcune precisazioni sul fatto che a Napoli sono state seguite "le nuove frontiere dellarcheologia urbana" né più né meno che ad Atene o a Roma, e che tutto era prevedibile. «Non più di una settimana fa il ministro Bondi ha visitato gli scavi e ha detto che senza larcheologia non si fa niente. Non credo che questo valga solo per Pompei e per Napoli no». Guzzo ha già avuto i primi colloqui con Daniela Giampaola, larcheologa responsabile dei cantieri di scavo per la metropolitana, in uno dei quali è venuto alla luce il porto di Neapolis: una scoperta pubblicata sui giornali di tutto il mondo e che ha dato lustro alla città. E il soprintendente è in costante contatto con Stefano De Caro, da alcuni mesi nominato direttore generale per i Beni archeologici del ministero, lo studioso che, da soprintendente napoletano e poi regionale ha seguito lintera vicenda del metrò e delle sue scoperte. O tempora o mores: ai tempi di De Caro ci fu anche qualche contestazione perché in piazza Dante pezzi di mura antiche furono abbattuti. «Tutti i ritrovamenti - avverte Guzzo - sono stati fatti non per amore dellarcheologia, ma perché sono in corso lavori pubblici. Si sapeva da sempre che sotto Napoli come sotto Roma ci sono antiche stratificazioni. Punto terzo: tutti i ritrovamenti che si fanno in seguito a lavori impostati da altri e non per esigenze archeologiche sono tali da arricchire tutta la conoscenza e gli elementi storici artistici che finora si possedevano. Lesempio concreto è Atene, che nella realizzazione della sua metropolitana ha esposto i reperti e tutti i viaggiatori possono ammirarli». Ma cè un problema di tempi da rispettare. «Spesso i mezzi delle ditte allopera si rompono e si attendono per giorni i pezzi di ricambio. Certo il concetto di ritardo è relativo: se fossimo nel deserto, solo un guasto potrebbe fermare il cantiere. Ma in un contesto di storia e arte considerato da sempre "il petrolio" del nostro Paese, il "ritardo" può anche costituire un arricchimento. Lestremo opposto potrebbe essere che lunica cosa che importa è la metropolitana, e per il resto...». Un anno fa cera una cittadella murata venuta alla luce sotto Castel Nuovo per la costruzione della stazione Municipio, ora non cè più: un anno perso per i lavori del metrò? «È servito. Nessuno di noi si è mai opposto a smontare o distruggere quello che si ritrova. La vera differenza sta nellesigenza della documentazione. Una volta documentato il ritrovamento e la procedura di scavo, questo resta a disposizione di tutti gli studiosi. È una questione di buon metodo allinizio del Terzo millennio: i reperti e resti di archeologia urbana continuano ad esistere, ma in forma documentale».
CAMPANIA - La replica del soprintendente Guzzo: si sapeva che nel sottosuolo ci sono stratificazioni
Il soprintendente Piero Giovanni Guzzo della Soprintendenza speciale di Pompei e Napoli ha spiegato che il suo ruolo è quello di difendere i metodi allavanguardia per la documentazione degli scavi e la recupero dei reperti. Ha precisato che a Napoli sono state seguite nuove frontiere dellarcheologia urbana, simili a quelle di Atene o Roma, e che tutto era prevedibile. Ha anche menzionato la scoperta del porto di Neapolis e il suo successivo pubblicamento sui giornali. Guzzo ha sottolineato che tutti i ritrovamenti sono stati fatti non per amore dellarcheologia, ma perché sono in corso lavori pubblici. Ha anche spiegato che i ritrovamenti sono stati documentati e sono a disposizione di tutti gli studiosi.
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