"Ne faremo uffici". Ma il ministero si oppone Ottantasei strutture militari da trasformare in centri culturali, biblioteche e uffici civili: un patrimonio tanto ricco e ambito da mettere ancora una volta in contrapposizione i governi nazionale e regionale. Palazzo dOrleans, infatti, ritiene che gli immobili non più utilizzati da esercito e marina dovrebbero finire automaticamente nella disponibilità dellamministrazione siciliana. Il ministero delle Finanze sostiene invece che dovrà essere il governo nazionale a cederglieli. Un passaggio burocratico che sembra di scarso rilievo e invece vale tantissimo: «Il ministro Giulio Tremonti, al momento della cessione degli immobili - dice lassessore al Bilancio Michele Cimino - è intenzionato a chiedere alla Regione di farsi carico di alcune competenze statali legate molto probabilmente alle spese per la sanità, listruzione e i trasporti. Progetto, questo, che sta portando avanti già con altre regioni». Cimino ha scritto una lettera a Tremonti asserendo che gli 86 immobili militari della Sicilia destinati alla dismissione dovranno essere automaticamente inseriti nel patrimonio della Regione: «La legge parla chiaro su questo argomento - continua Cimino - In base agli articoli 32 e 33 dello statuto autonomistico, i beni demaniali dello Stato vengono assegnati alla Regione tranne quelli che interessano la Difesa. Ma proprio perché è venuto meno il vincolo militare, lassegnazione alla Regione deve scattare automaticamente». Tremonti non ha ancora risposto alla missiva di Cimino che però non è intenzionato a fare passi indietro: «Quelle caserme spettano alla Sicilia, senza contropartite». Probabile che, in assenza di un accordo fra le parti, la questione dovrà essere affrontata dalla commissione paritetica Stato-Regione. Palazzo dOrleans teme che gli stessi conflitti si possano presentare anche in futuro con altri immobili in dismissione. Serve dunque chiarezza, una volta e per tutte. Ma il governo Lombardo teme soprattutto lopera che Palazzo Chigi sta portando avanti per scrollarsi di dosso una parte non indifferente di competenze (e dunque di spese) da affidare alle regioni. Sono dodici gli immobili delle forze armate da dismettere in provincia di Palermo. Il più importante, almeno in base alle valutazioni dei militari, è la caserma Tukory di corso Calatafimi. Un plesso, confinante con lantica Cuba, composto da un immobile ottocentesco, da un parcheggio di grandi dimensioni e da unampia zona a verde. La struttura arriva fino a corso Pisani. Da tempo si parla di un suo riutilizzo da parte dei vigili urbani che trasferirebbero lì il loro comando o dei vigili del fuoco interessati a rilevarla per le stesse finalità. Ma non è detto che non ospiti una biblioteca o un centro multimediale. «Buona parte di questi immobili - aggiunge Cimino - andrà ai comuni che potranno così ampliare il loro patrimonio. Ci sarà spazio per nuovi uffici ma anche per aree destinate alla cultura». In dismissione anche lex carcere militare, le caserme Rispoli, Cairoli e SantAntonino nella quale, di recente, è stato ristrutturato un antico mulino in legno. Anche lex deposito di munizioni scavato nella montagna davanti a Isola delle Femmine finirà nella disponibilità della Regione come il faro Punta Gavazzi a Ustica. Stessa sorte per lex stazione meteo Serra Ghirlanda di Pantelleria, per lex stazione vedetta ottica di Stromboli e per gli alloggi del capo faro di Salina. Fra i beni militari che diverranno civili e finiranno nelle mani della Regione cè pure un deposito di siluri per anni allestito a Erice. La dismissione del patrimonio immobiliare della Difesa è cominciata 12 anni fa tuttavia è con la legge finanziaria dello scorso anno che è scattato il trasferimento dei beni al patrimonio immobiliare pubblico: un nuovo spunto per linfinita sfida tra Stato e Regione.