La disputa di questi giorni sulla collocazione della pala di Duccio di Buoninsegna conosciuta come Madonna Rucellai solleva problemi di portata tanto vasta e generale da ricondurre a esempi notissimi come i marmi di Fidia per il Partenone; anche in questo caso gli esperti e gli appassionati si dividono animosamente in due schiere. Ma schierarsi non è facile né istintivo, né può rispondere a criteri validi una volta per tutti. Sarà opportuno ribadire che non sempre possiamo ripristinare la situazione per cui un dipinto fu creato, né tanto meno distruggere e azzerare secoli di storia conservativa, dentro e fuori Santa Maria Novella. Mi sembra che proprio questo sia il caso della tavola di Duccio e che comunque, prima di progettare lo spostamento di questo capolavoro, si debba dire in quale parte della chiesa si intende collocarlo. La Madonna trae la sua denominazione dalla cappella Rucellai, dove fu collocata alla fine del Cinquecento e dove rimase per circa tre secoli e mezzo: questo ambiente, posto all'estremità destra del transetto, è abbastanza vasto, ma, osservando alcuni dipinti dell'Ottocento (secolo in cui fu di gran moda riprodurre gli interni delle chiese) o fotografie della prima metà del Novecento, ci si rende facilmente conto di come esso risulti angusto rispetto al dipinto. Una controprova si può avere osservando la cappella Strozzi, simmetrica alla Rucellai, che ospita un polittico di Andrea Orcagna di dimensioni assai più contenute. Ma dove si trovava in precedenza? Essa fu commissionata, come è noto, il 14 aprile 1285 dalla Compagnia dei Laudesi, che aveva sede presso la chiesa di Santa Maria Novella, ma non sappiamo dove fosse inizialmente collocata. Secondo gli studi più recenti (in particolare quelli di Irene Hueck e di Luciano Bellosi), non è neppure certo che l'attuale cappella di San Gregorio, posta nel transetto destro, fosse sede di questa importante confraternita laicale, che la tradizione dice fondata addirittura da san Pietro martire, predicatore domenicano e gran persecutore di eretici, nella prima metà del Duecento; certo è che le ridotte dimensioni della cappella non sono compatibili con quelle della pala duccesca, che costituisce, con i suoi quattro metri e mezzo di altezza, la più grande tavola del Duecento giunta fino a noi. La cappella non sembra adatta ad accogliere la tavola di Duccio anche per i numerosi rifacimenti di cui è stata oggetto. Passata sotto il patronato dei Bardi nel 1336, venne affrescata con Storie di San Gregorio da un artista bolognese, ma in età barocca le pareti vennero completamente imbiancate; la volta è opera di Pier Dandini. I restauri del 1905-1906 misero in luce i dipinti due-trecenteschi: non solo gli affreschi bolognesi, ma anche le due lunette dei registri superiori, in cattivo stato di conservazione, recentemente riconosciute come opera dello stesso Duccio di Buoninsegna. Le dimensioni della pala fanno pensare che la Compagnia dei Laudesi abbia commissionato la tavola a Duccio non per la propria sede, ma per la chiesa stessa, come indica anche la cornice, con numerose figure di santi legati agli orientamenti generali del culto domenicano più che alla realtà locale o alle pratiche devozionali della confraternita. Può essere interessante ricordare che, nella stessa Firenze, i Laudesi di Santa Maria del Carmine individuarono nel 1280 il proprio luogo di riunione presso la facciata della chiesa, erigendo una tomba collettiva per i confratelli e facendo dipingere una Madonna con santi Giovani battista e Agnese e le figure dei Laudesi "ginocchioni co le mani chiuse": un'immagine di culto meno monumentale della tavola di Duccio e legata a esigenze particolari. Per quanto riguarda invece questa pala, una serie di notizie trecentesche rivela che il suo culto era strettamente connesso a quello del Crocifisso di Giotto, eseguito pochi anni dopo: per esempio si citavano insieme le due opere quando disponeva di accendere lampade davanti ad esse. Forse si trovavano sul tramezzo, oggi non più esistente, che divideva le navate dallo spazio riservato al clero. Ma è possibile oggi ricollocare la Madonna Rucellai accanto al Crocifisso giottesco, da poco restaurato e sospeso davanti all'altar maggiore? Ed è possibile farlo annullando la storia secolare della pala e della chiesa stessa?
La Madonna Rucellai. Il dilemma del Duccio conteso
La disputa sulla collocazione della pala di Duccio di Buoninsegna, nota come Madonna Rucellai, solleva problemi sulla sua collocazione originale. La pala fu commissionata alla Compagnia dei Laudesi nel 1285, ma non si sa dove fosse inizialmente collocata. Secondo gli studi più recenti, la cappella di San Gregorio, posta nel transetto destro, non sembra adatta ad accogliere la tavola, che costituisce la più grande tavola del Duecento giunta fino a noi. La cappella è stata oggetto di numerosi rifacimenti e non sembra adatta per la pala.
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