Vertice in Prefettura sul futuro del Parco archeologico di Capocolonna e sul Museo Si è svolta in prefettura a Crotone una riunione sui problemi della gestione del Parco archeologico e del museo di Capocolonna. Vi hanno preso parte il presidente della Provincia, Sergio Iritale, e la Soprintendente per i Beni archeologici della Calabria, Caterina Greco. "La vicenda - si legge in un comunicato della Provincia - è ormai nota. Con un provvedimento ad effetto immediato e senza preavviso (ma qualche organo di stampa già ne era stato informato) la Direzione regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici, in quei giorni rappresentata da Giuseppe Zampino, poco dopo rimosso, ha disdetto unilateralmente la convenzione con la Provincia di Crotone con cui si affidava a quest'ultima la gestione dei servizi aggiuntivi presso il Parco archeologico e il museo di Capocolonna. Già - si legge ancora - era apparsa palese da subito la scorrettezza procedurale insita nell'assunzione di una decisione che vanificava un contratto sottoscritto da più parti, senza che tutti i soggetti interessati fossero preventivamente messi al corrente e coinvolti, anche al fine di evitare brusche conseguenze negative dell'atto di revoca. Già era sembrato strano che tanta inflessibilità si dispiegasse senza alcuna considerazione degli investimenti operati dall'Amministrazione provinciale per onorare le competenze ad essa delegate, del futuro occupazionale del personale nel frattempo contrattualizzato ed utilizzato per gli scopi gestionali previsti, delle ripercussioni sulla presentabilità e fruibilità della struttura museale proprio nel periodo di maggiore frequenza turistica". "Ora, però, a seguito del confronto sviluppatosi in Prefettura, - continua il comunicato - sono venuti fuori elementi di valutazione che lasciano pochi dubbi sull'ispirazione politica che si nasconde dietro la fredda comunicazione di interruzione del rapporto con l'Amministrazione provinciale. La Direzione Generale del ministero lasciava alla Direzione regionale, quindi a Zampino, margini di autonomia nell'applicazione delle direttive impartite in merito alle convenzioni del tipo di quella siglata con la Provincia di Crotone. Si poteva, volendo, procedere con altre modalità, altri tempi, meno lacerazioni, soprattutto nel dialogo tra istituzioni che comunque operano nell'ambito dello Stato italiano, maggiore avvedutezza e senso di responsabilità. Invece si è scelta la via della rottura traumatica e immotivata, perché questa era la spinta che veniva da ambienti politici e cittadini collegati ai nemici di Crotone e poi venuti clamorosamente allo scoperto. Ora le conseguenze nefaste sono sotto gli occhi di tutti: ci sono lavoratori in ansia per il loro futuro; al museo viene garantita a stento l'apertura con due custodi per turno ma nessun servizio aggiuntivo, tanto che cominciano a segnalarsi i primi problemi igienici; mancano figure di personale specializzato (guide, operatori culturali, addetti al front-office); si rischia, quanto prima, di arrivare alla chiusura di una struttura resa fruibile dopo anni solo grazie all'impegno dell'Amministrazione provinciale; c'è il pericolo concreto che si perdano i fondi "Por" con i quali, per esempio, erano state previste la riqualificazione delle aree verdi e la creazione di un orto botanico. Nel frattempo qualche piccolo esponente politico locale, - conclude la nota - malinconicamente piegato dalla sua piccineria culturale e umana, andrà esultando, fiero del suo grande successo: avere portato Crotone indietro e lui in prima pagina, secondo la sua unica, vera aspirazione".