Uscire da ogni stato di incertezza. È questo «il motore comune per la stabilità economica e le grandi espansioni». Lo dice Stéphane Lissner, sovrintendente della Scala, lo ribadisce con forza Walter Vergnano, presidente dellAnfols, lassociazione delle fondazioni liriche e sinfoniche. Con la riduzione della quota del Fondo unico per lo spettacolo (Fus) si è creato un «gravissimo quadro finanziario. I bilanci preventivi di questanno - spiega Vergnano - sono stati predisposti e approvati sulla base dei su milioni indicati per il Fus dalla Finanziaria 2008: ora, con lattività programmata e i contratti firmati, i fondi sono scesi a 456 milioni e la quota peri teatri lirici si è ridotta dal 47,8 al 46,6. Il Fus 2008, quindi, è passato da oltre 244 milioni a 212: ne mancano 3i». Sufficienti a mettere in serie difficoltà tutti i bilanci. Tanto che al ministero stanno lavorando per recuperare almeno 20 milioni. Per le fondazioni lirico-sinfoniche quello economico è un equilibrio difficile da raggiungere e mantenere. «Non chiediamo nulla più di quanto previsto dalla Finanziaria, che è una legge dello Stato e su cui abbiamo fatto i nostri bilanci - prosegue Vergnano -. Quelle risorse erano adeguate, noi ci impegnamo ad avere conti in pareggio e programmazione di qualità, però lo Stato non può cambiare le carte in corso dopera. Oggi poi parliamo del bilancio 2008, ma i teatri in buona parte hanno già impegnato e fatto contratti per il 2009 e 2oio. Dobbiamo avere risorse certe per almeno tre anni». Con poche, eccezioni, le Fondazioni liriche hanno vissuto questanno una stagione inquieta: conti in rosso, scioperi, interferenze politiche hanno agitato le acque di molti teatri. Al Comunale di Bologna è in arrivo un piano di riorganizzazione,perfino gli stipendi sono stati a rischio finché non è intervenuto il Comune che ha conferito immobili per un valore di oltre i6 milioni. Il Carlo Felice di Genova (che pure ha i conti in equilibrio) ha avuto una stagione decimata dagli scioperi, il sovrintendente Gennaro Di Benedetto è stato di fatto "sfiduciato" dal nuovo sindaco Marta Vincenzi, con il risultato che la situazione è diventata ingestibile, al punto che il sindaco ha scritto al ministero chiedendo di commissariare il teatro. E mercoledì scorso il consiglio di amministrazione dopo aver riconosciuto «lestrema criticità» del momento, ha allargato le braccia e si è detto pronto «a rimettere il mandato qualora questo servisse a modificare la situazione». In pratica una dichiarazione di impotenza. AllArena di Verona il sovrintendente Claudio Orazi è stato "dimissionato" e sostituito con Francesco Girondini, leghista, già vicesindaco della città, che ha denunciato un debito di 20 milioni, ha chiuso lesercizio in profondo rosso (il bilancio dovrà essere approvato oggi dal cda) e ha presentato una stagione estiva allinsegna del risparmio. E ancora: il Maggio musicale fiorentino, nonostante lalta qualità riconosciuta alla programmazione, ha lanciato un allarme per il venir meno di oltre 4 milioni dei fondi Fus. Alla Fenice di Venezia le spaccature interne alle ,diverse sigle sindacali hanno creàto non pochi problemi alla regolarità della programmazione. Va meglio al San Carlo di Napoli: a dicembre si conclude il commissariamento affidato a Salvatore Nastasi, gli sponsor privati sono saliti dal 5 al 15 del bilancio complessivo, i conti ora sono in pari e ad agosto partiranno i lavori di ristrutturazione che terranno chiuso il teatro fino a dicembre (la stagione lirica riprenderà a gennaio, quella sinfonica a febbraio con un concerto di Muti). Per tutti, il punto debole è il rapporto sbilanciato tra costi e ricavi propri: delle 14Fondazioni italiane (compreso il Petruzzelli di Bari, il cui teatro dovrebbe riaprire allinizio di dicembre) solo la metà hanno chiuso in attivo il conto economico del 2007. La stessa Scala ha registrato una perdita desercizio di 4,3 milioni, bilanciata dai contributi di enti locali e privati in conto capitale (vedi articolo a fianco). Certo, senza contributi pubblici nessun ente musicale al mondo riesce a stare in piedi. E i privati, fatta eccezione per pochi casi, non sembrano molto disponibili a farsi avanti: «Il Governo deve dare la possibilità di detrarre i finanziamenti dalle tasse, solo così le nostre fondazioni potranno andare avanti» sostiene anche Zubin Mehta, direttore principale del Maggio fiorentino. Ma i tempi sono cambiati e molte regole dovrebbero cambiare. Contenere i costi e aumentare i ricavi è inevitabile, un incremento reale della produttività non è più rinviabile. Il costo del lavoro allOpera di Roma supera il 7o dei costi totali, solo al Regio di Torino si ferma al 42,3. Come si giustifica, tanta variabilità? Perchè un teatro deve avere in organico unorchestra di 90 persone e un altro di 130? Oppure un coro di 65 piuttosto che 90, come al Massimo di Palermo? Il Covent Garden di Londra, per esempio, ha solo 6o coristi. Ormai i contributi pubblici sono quasi del tutto assorbiti dal costo del personale. Il contratto nazionale di lavoro è scaduto dal2oo6 male trattative sono ferme: tanti incontri, pochi passi avanti. Forse ora comincia a farsi strada, anche nel sindacato, la percezione che il contratto deve cambiare. «Non vogliamo licenziare nessuno né ridurre gli stipendi- sostiene Vergnano -. Dobbiamo solo funzionare meglio e con più efficacia». E poi aggiunge: «Alla fine non è solo un problema di risorse, lo Stato dica cosa pensa dei teatri, quali devono essere le loro funzioni. Se si ritiene giusto che esistano, perché sono un pezzo importante della vita culturale del Paese, si definiscano le regole e le risorse necessarie». E quelle siano. Senza continui sbandamenti. cristina.juckeritsole24ore.com