ROMA Per gli ambientalisti e un altro colpo di maglio contro il paesaggio. Per il ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani si trotta di «uno strumento unico e certo per difendere e promuovere il tesoro degli italiani». Il nuovo codice dei beni culturali e paesaggistici approvato ieri dal Consiglio dei ministri ha aperto un nuovo Ironie di polemiche nel campo della conservazione del patrimonio storico e paesaggistico. Il nuovo testo mira a semplificare la materia in due grandi campi (i beni culturali in senso stretto e i beni paesaggistici) e prevede «ampi margini di cooperazione delle Regioni e degli enti territoriali nell'esercizio dei compiti di tutela». Secondo il ministro Urbani si tratta di un aggiornamento di norme che risalgono al 1919 e di un rafforzamento delle garanzie ottenuto «coinvolgendo gli enti locali e definendo in maniera irrevocabile i limili dell'alienazione del demanio pubblico che escluderà i beni di particolare pregio artistico, storico, archeologico e architettonico». Mentre per quanto riguarda il riordino della parte relativa al sistema dei musei e delle aree archeologiche il codice ha registrato un certo consenso, sulla parte paesaggistica è piovuta una pioggia di critiche. «Il nuovo codice non aggiorna le norme di tutela del paesaggio bensì le elimina», ha commentato Gaetano Benedetto, segretario del Wwf. «Le innovazioni sono devastanti e cancellano i pilastri della legge Galasso che tutela coste, montagne e parchi: appena la Regioni approveranno i nuovi piani paesistici questi vincoli diventeranno carta straccia. Inoltre le sovrintendenze non avranno più il potere di annullare le autorizzazioni rilasciato da Regioni o Comuni per realizzare opere nelle aree vincolate. Il governo si prepara così a un nuovo Sacco d'Italia», Protestano anche il presidente di Legambiente Roberto Della Seta («Ieri il nostro patrimonio era inalienabile salvo eccezioni, d'ora in avanti saranno i beni inalienabili a costituire le eccezioni») e il senatore verde Sauro Turroni che denuncia «lo sciagurato silenzio assenso nelle procedure di alienazione dei beni culturali di proprietà demaniale». Secondo Maurizio Lupi, capo-gruppo di Forza Italia in commissione Ambiente della Camera, il nuovo codice permette invece di attuare una riforma che poggia sul federalismo: «L'ambiente rimane materia di competenza statale, ma le Regioni assumono un ruolo fondamentale. Quanto alle sovrintendenze, bisogna evitare che si trasformino nell'ennesimo ostacolo burocratico». «Il ministro Urbani sta rottamando tutte lo politiche culturali del nostro paese sostituendole con regole mercantili che non difendono la cultura come bene pubblico», replica l'ex ministro dei Beni culturali Giovanna Melandri. «La formulazione del nuovo codice abbassa il livello della salvaguardia e non assicura affatto la preminenza, secondo il principio costituzionale, dell'interesse pubblico rispetto all'esigenza di fare cassa».