Insomma, non si tratta di stabilire se tra «detrattori» del paesaggio vada considerata sanzionabile la costruzione di uno scivolo teso ad eliminare una barriera d'accesso, ovvero una ben più invasiva altra barriera, prodotta da auto e motorini in sosta abusiva tollerata. Perché, pur ripetendo sino alla noia che, comunque, non ci sfiora neppure il pensiero di giustificare qualsivoglia comportamento irrituale in materia urbanistica, ciò che lascia perplessa l'opinione pubblica, e parimenti noi, è proprio la sproporzione, ben evidente, tra la vigile attenzione rivolta a piccoli episodi di malcostume e l'assoluta disattenzione che caratterizza il «lasser faire» trionfante della sosta abusiva, dello scarico e caricosenza limiti d'orario delle merci, dell'occupazione illegale di spazi pubblici che rende Napoli «città aperta» ad ogni forma tollerata di prepotenza e malcostume. La buona fede di don Rapullino, il nobile intento della sua, sia pur imprudente, iniziativa sono fuori discussione. Quanto non può in alcun modo tollerarsi è la diffusa consuetudine del fai-da-te che in questa città ha finito per imporsi nella regolazione dei rapporti quotidiani individuo-collettività-istituzioni. Tuttavia,se prevenire è sempre meglio che sanzionare, se regole certe e trasparenti, inflessibilmente fatte rispettare, sono sicuro antidoto di ogni tentativo egoistico di malcostume sociale, perché mai per tanti, tantissimi, anni si è pigramente, ancor peggio, sciattamente, lasciato correre, non adottando modelli organizzativi, né azioni dirette esemplari da applicare alla macchina del controllo della mobilità e dell'assetto urbanistico della città? Se gli episodi virtuosi di cultura della legalità di questi ultimi giorni non fossero ruotati intorno ad un unico brevissimo percorso di vetrina, tra la Vittoria e il lungomare, indubbiamente, avremmo esultato, avremmo percepito una novità positiva, un coraggioso mutamento di tendenza in direzione di quella sempre invocata e mai conseguita «normalità» della vivibilità quotidiana che tanto ci affligge. Invece, al di là dei piccoli episodi che emergono dalla cronaca, giorno dopo giorno, continuiamo a convivere con traffico caotico, prepotenza ed egoismi individualistici, malcostume generalizzato. Sbagliamo? Forse, ci siamo lasciati prendere da eccessivo pessimismo? Magari più di un assessore, mobilità o meno che gli competa, ha già pensato di «passeggiare» per la città per agire senza indugio per prevenire e correggere le tante illegalità diffuse nel paesaggio cittadino? Ben venga questa nuova filosofia partecipativa, ben venga questa inattesa vicinanza del palazzo alla gente: senza auto blu, senza schiamazzi di scorte, i sacerdoti della politica cittadina viaggiassero a piedi registrando pene e disservizi del vivere quotidiano. Ma per cortesia, con continuità, senza clamori, con vigile attenzione alle esigenze di una città che si sente, ed è, assolutamente lasciata sola. In balìa della violenza e della sopraffazione di tanti, disabituati a regole da rispettare, indisturbati denigratori di un'antica nobile civiltà, finita per essere dimenticata dalla colpevole inerzia dei suoi distratti amministratori. Tullio D'Aponte
CAMPANIA : Rrispetto e detrattori del paesaggio
Un articolo di giornale discute la costruzione di uno scivolo a Napoli per eliminare una barriera d'accesso prodotta da auto e motorini in sosta abusiva. L'autore sostiene che la sproporzione tra la vigilanza sulla malcostume e l'assoluta disattenzione alle illegalità diffuse nel paesaggio cittadino è evidente. La buona fede di chi ha proposto l'iniziativa è fuori discussione, ma la diffusa consuetudine del fai-da-te nella regolazione dei rapporti quotidiani individuo-collettività-istituzioni è un problema più grave. L'autore invita a prevenire piuttosto che sanzionare e a regole certe e trasparenti essere sicuri antidoto di ogni tentativo egoistico di malcostume sociale.
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