LA LETTERA Caro ministro, ho letto ieri con vivo interesse, la Tua intervista resa al quotidiano II Giornale circa alcuni progetti per la valorizzazione del sito archeologico di Pompei. Si tratta di un tema di una straordinaria importanza, di cui abbiamo discusso anche in occasione di una Tua visita a Pompei. Su questo terreno, come sai, siamo fortemente impegnati come Regione. Oltre tre mesi fa abbiamo, infatti, inaugurato un moderno sistema di illuminazione del percorso del Foro, finanziato con fondi regionali. In quella sede, ho avuto modo di riferirTi di un importante progetto, realizzato dal prof. Francesco Venezia, architetto e studioso di fama intemazionale, e cofinanziato con fondi comunitari e statali, che prevede la realizzazione di un grande parco a tema, su di un area dimessa a poca distanza dal sito archeologico. Si punta alla realizzazione di un "Centro delle Esposizioni", anche con riproduzioni virtuali della vita nella città, e di strutture ricettive turistiche. Sono convinto che non Ti sfugge il valore dell'iniziativa, a ulteriore riprova del nostro costante e forte impegno per Pompei. Ed io sono, altresì, convinto che Tu e i Tuoi collaboratori siate altrettanto impegnati su questo fronte. Pertanto mi sembra opportuno, al fine di rendere più efficaci le nostre reciproche iniziative, incontrarci al più presto per coordinare le nostre rispettive attività per valorizzare ulteriormente il sito archeologico di Pompei. Nell'augurarTi buon lavoro, Ti invio i miei più cordiali saluti. Antonio Bassolino Bacchettate. Forse virtuali (e tra le righe di un comunicato stampa assolutamente diplomatico) visto il tema della discussione, ma sempre bacchettate sono quelle con le quali il governatore campano Antonio Bassolino ha percosso le mani del ministro Giuliano Urbani che ieri l'altro, in una intervista a «Il Giornale», aveva annunciato progetti per una ricostruzione virtuale di Pompei da parte di gruppi informatici con tecnologie futuriste. In effetti la preoccupazione di Bassolino (leggendo tra le righe) starebbe tutta nel fatto che il piano ministeriale era diverso da quello approntato da Regione e dalla Tess, su progetto dell'architetto Francesco Venezia. Invece, secondo fonti del ministero, tutta la faccenda sarebbe destinata a sgonfiarsi rapidamente perché Urbani (che ancora doveva ricevere la lettera) nella intervista sarebbe stato frainteso (dietro-front diplomatico?) in quanto il progetto di cui parlava era proprio quello bassoliniano. Insomma, solo incompresioni generate dall'attesa di vedere digitalizzati gli scavi dagli specialisti informatici. Big del calibro di Sony (ma ce ne sono anche di hollywoodiane o italiane come la Ibm Italia) che vorrebbero ricostruire interamente in «virtuale» la citta così com'era prima che fosse sepolta da lapilli e ceneri del Vesuvio nel 79 d.C.. Una «pellicola» calibrata su alta definizione digitale da proiettare a turisti e visitatori in un Auditorium da costruire su un'area alla periferia pompeiana, ai confini con Torre Annunziata, e con un progetto del valore di quasi centocinquanta miliardi di vecchie lire, messo in cantiere già qualche anno fa. Un «video word», appositamente costruito, dove lo spettatore veniva letteralmente circondato da immagini, suoni e quant'altro serve a creare effetti monstre. In parole povere, il turista si sarebbe ritrovato nel bel mezzo di un'eruzione con contorno di terremoti e pioggia ceneri e lapilli infuocati. Il «Sony nel cassetto» di Urbani, però, sembra piacere poco, oltre che ai sindacati che lo hanno bocciato, anche agli archeologi. Particolarmente critico per una tale possibile spettacolarizzazione appare difatti Fausto Zevi, già soprintendente di Napoli e Caserta, primo soprintendente della Soprintendenza di Pompei. «Gli scavi - dice il professore - sono un pezzo d'arte che non hanno bisogno di un apparato come quello ipotizzato, per quanto magnifico. Creare una cosa del genere vicino a Pompei non ha quel senso che invece avrebbe se fosse fatto in Giappone o in Guatemala. Insomma, ritengo che il rischio sia quello di produrre uno spettacolo commerciale che non ha niente a che fare con la realtà. Tanto più che non siamo in presenza di uno strumento scientifico che serve a migliorare la conoscenza di Pompei». Insomma, sarebbe più che concreto il rischio che il visitatore pigliasse per «oro colato» i trucchi scenici approntati per drammatizzare o rendere più che piacevole la proiezione. «Come lo scultore - riprende Zevi - che s'innamora della statua appena realizzata, credendola di carne». Possibilista sulla eventualità che il virtuale possa essere un fatto interessante è, invece, Carlo Gasparri, docente di Archeologia e storia dell'arte greca e romana all'Università Federico II di Napoli. Per lui «il problema non sta tanto nella ricostruzione virtuale in se stessa ma nel controllo scientifico che dovrebbe venire dalla Soprintendenza perché con una garanzia di serietà a monte si potrebbe anche produrre uno strumento di conoscenza e di divulgazione del sapere». Insomma, più che arroccarsi su posizioni conservatrici e con ogni probabilità fuori dal tempo, si devono anche considerare le richieste che arrivano dal pubblico senza respingere in blocco l'ipotesi di rendere Pompei e i suoi tesori più simile a Disneyland che a quel fantastico laboratorio di scienze e cultura eletto patrimonio dell'umanità. «Anche perché - conclude Gasparri - la situazione culturale è cambiata e dobbiamo tenere conto che esistono anche livelli diversi di fruizione».