Lintervista Renato Nicolini: "Opera straordinaria, hanno compiuto un crimine contro storia, cultura e architettura" "Che tristezza, era il capolavoro di mio zio" «La demolizione del Velodromo Olimpico è stato un crimine contro la storia, la cultura e larchitettura, segno della decadenza della città». Parla Renato Nicolini, architetto, storico assessore capitolino alla Cultura nelle giunte rosse e ideatore dellEstate romana. Per lei limpianto dellEur aveva un valore particolare... «Certo, a progettarlo è stato mio zio, Cesare Ligini. Ma questo non cambia il fatto che fosse un segno straordinario della città democratica, capace di recuperare questo strano coacervo di architetture che era lEur». Il vincolo sulledificio fu posto a maggio e poi tolto a metà luglio. «E in effetti mi sono stupito di sapere che tali vincoli di tutela si festeggiano con le esplosioni. Scherzi a parte, il fatto che il divieto a toccare il Velodromo da parte del ministero dei Beni culturali sia saltato così in fretta è il segno che questo non è un paese libero. Non lo può essere: è palese la subalternità dei tecnici ai poteri politici». E ora che il Velodromo non cè più? «È singolare che anche Alemanno si pieghi alle speculazioni edilizie per le quali tanto aveva attaccato Veltroni. E invece, eccoci qua. In una Roma dove i monumenti vengono sfrattati per fare posto alle piscine. Siamo messi male». (m. e. v.)
ROMA - demolizione del Velodromo Olimpico
Renato Nicolini, architetto e storico, ha espresso la sua delusione per la demolizione del Velodromo Olimpico, considerandola un crimine contro la storia, la cultura e l'architettura. Ha ricordato che il progetto dell'Eur era un segno straordinario della città democratica e che il vincolo di tutela sullo struttura fu tolto troppo velocemente. Nicolini ha anche criticato la subalternità dei tecnici ai poteri politici e ha notato che anche il leader della città, Alemanno, si è piegato alle speculazioni edilizie. La demolizione del Velodromo è stata vista come un esempio di come i monumenti vengano sfrattati per fare posto alle piscine.
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