ROMA - II Consiglio dei Ministri ha approvato definitivamente il decreto legislativo che introduce il Codice per i Beni Culturali e Paesaggistici e il decreto legislativo che riforma il finanziamento pubblico del settore cinematografico. «Di fronte alla crescente complessità nello sviluppo del territorio italiano e al cambiamento del quadro istituzionale con la modifica del titolo V della Costituzione - ha dichiarato il ministro per i Beni Culturali Giuliano Urbani - è stato necessario aggiornare le norme riguardanti la tutela del patrimonio culturale e paesaggistico nazionale, risalenti al 1939. Il codice, con una decisa semplificazione legislativa, fornisce uno strumento unico e certo per difendere e promuovere il tesoro degli italiani, coinvolgendo gli enti locali e definendo in maniera irrevocabile i limiti dell'alienazione del demanio pubblico, che escluderà i beni di particolare pregio artistico, storico, archeologico e architettonico». «Il Codice dei Beni Culturali e Paesaggistici - sostiene Andrea Colasio della Margherita, Responsabile Commissione cultura alla Camera - nasce già vecchio poiché rimane ancorato ad una visione statalista e centralistica del la tutela e non scioglie in modo innovativo nessun nodo problematico. Non coinvolge nella tutelavalorizzazione i governi territoriali e non definisce una precisa strategia collaborativi con i privati e l'universo no profit». Il decreto legislativo che riforma il finanziamento pubblico del settore cinematografico - «II raddoppio del tetto di finanziabilità di ogni singolo film - ha affermato il ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani - l'aumento dei fondi alla distribuzione senza a-deguati controlli, il sostegno alla produzione di tanti film di scarsa qualità e poco o nulla distribuiti e ancor meno visti hanno comportato l'erosione del fondo di garanzia per il cinema. Una situazione insostenibile, visto che si tratta di soldi dei contribuenti. Di qui la necessità di un intervento organico per modificare le regole del finanziamento, non solo per evitare sperperi di denaro pubblico, ma anche per incentivare un nuovo cinema italiano di qualità». Infine, il Governo ha approvato il testo del decreto legislativo che modifica lo statuto dell'Istituto Nazionale del Dramma Antico. «Con tali modifiche - afferma il sottosegretario Bono - si è realizzata una condizione di maggiore funzionalità della Fondazione che oggi può, a pieno titolo, intestarsi non solo gli obiettivi di carattere culturale derivanti dalle sue finalità istituzionali ma anche il recupero di legami con la realtà territoriale da cui promana».