Il caso. L'opposizione soprattutto contro il progetto del centro velico. Gli ambientalisti infuriati per il parcheggio. Contestato il finanziamento erogato dal Comune alla società del fratello del sindaco. Dopo il sì del Consiglio comunale, nuovo attacco al parcheggio a due piani di Marina Piccola.Sul progetto-posteggio si fanno sentire soprattutto ambientalisti e qualche consigliere. Gli Amici della Terra ed il Gruppo d'Intervento Giuridico "avversano e continueranno ad avversare con tutti gli strumenti disponibili questa assurda parcheggiomanìa hard che sembra aver preso piede, anzi ruota, in questa povera Cagliari. Riguardo il progetto di restyling di Marina Piccola inoltreremo, appena disponibili tutte le opportune informazioni, uno specifico esposto alle pubbliche amministrazioni competenti, informandone, per conoscenza, la magistratura". Tutta l'opposizione insorge. Andrea Scano, Pd, chiede piste ciclabili e metro di superficie per il Poetto. "Il nuovo parcheggio non risolverà il problema dei posti auto al Poetto", afferma Massimo Zedda, Sinistra democratica. Mentre Ben Amara, invita il centrosinistra ad essere più duro con la Giunta e denuncia "gli interessi in gioco: non è ammissibile un parcheggio da utilizzare per soli tre mesi l'anno". Non solo parcheggio, la bocciatura è complessiva. "Operazione poco trasparente", tuona Ninni Depau, capogruppo Pd e quasi "illegittima". Dietro la quale si agita il sospetto di "interessi non chiari", accusa Radhouan Ben Amara, Città promessa. Insomma "una porcheria politica", conclude in sintesi Claudio Cugusi, gruppo misto. Accuse durissime al centrodestra che, senza concedere il rinvio ("come spesso impone il bon ton istituzionale"), ha votato con una maggioranza di 15 consiglieri su 40, un progetto per il restyling di Marina Piccola. Area delicatissima dal punto di vista ambientale, ma anche politico, se si osservano gli astri dei "potenti cagliaritani" che gravitano nella zona: su tutti Alberto Floris, fratello del sindaco Emilio Floris e presidente dello Yacht club. Tutta l'operazione costa 23.777.143 euro. Però c'è un problema: la delibera è stata votata, ma in cassa non c'è una lira. Addirittura il progetto non è stato nemmeno inserito nel piano triennale delle opere pubbliche. E quindi il voto di ieri di fatto concede solo le varianti al Puc per consentire (prima dell'approvazione del Pul, il piano urbanistico del litorale che fisserà le regole di edificazione sul lungomare) il restyling del ristorante Dal Corsaro, della Lega Navale e dello Yacht club. Società beneficiaria degli unici fondi pubblici "attualmente disponibili" di tutto il progetto: 489.149,81 euro a carico del Comune (fondi per iniziative locali per lo sviluppo e l'occupazione). Parcheggio e infrastrutture invece "saranno oggetto di diverso finanziamento". Pesanti i commenti dell'opposizione. Ieri (mercoledì, ndr) è accaduto un fatto gravissimo che rasenta l'illegittimità", accusa Depau, "oltre ai dubbi sulla validità del voto in seconda convocazione, rileviamo come il piano non abbia alcuna copertura finanziaria. Il vero risultato? La variazione del Puc. Pensiamo che un intervento del genere, dove è coinvolto il fratello del primo cittadino meritasse maggior prudenza". "Non vorremmo che questo fosse il modo di procedere per le variazioni al Puc", auspica dal canto suo Cugusi.