E la Fondazione batte cassa in Regione e allistituto di Candiolo "Ma senza i soldi di piazza Castello sarà difficile riuscire a pagare i 1650 creditori" Il "rosso" si aggira sui 480 milioni, pronta la cessione di beni per due terzi della somma Cristiana Maccagno Benessia, vicecommissario del Mauriziano, scriverà anche al neo presidente della Fondazione di Candiolo, Franzo Grande Stevens. Oggetto della missiva, le attrezzature presenti a Candiolo (non gli immobili) pagate con i fondi dellOrdine allepoca della nascita dellistituto per il cancro voluto dalla famiglia Agnelli. Grande Stevens accoglierà la richiesta oppure si aprirà lennesimo contenzioso? Una goccia nel mare magnum della vicenda dellantico Ordine, ma una piccola tessera del grande puzzle della missione di risanamento dei commissari che può aiutare a comprendere quanto la vicenda sia complessa. Unaltra, ben più rilevante per la riduzione del debito, è il credito vantato dallUnicredit, 115 milioni di euro, quasi un quarto del debito totale, ad oggi una cifra di 480 milioni di euro, ridotti a circa 400 per il debito quasi interamente saldato (80 su 110 milioni di euro) ai fornitori "privilegiati", quelli che hanno la priorità come lerario. Se la sentenza del Tribunale dovesse stabilire che è lAso, lazienda sanitaria ospedaliera, e non la Fondazione a dover saldare il conto con la banca, allora i 1650 creditori potrebbero cominciare a sperare di veder accelerare i tempi per un acconto più cospicuo della promessa attuale, il 15-20 per cento e non prima di sei mesi. Ieri i vertici della Fondazione dellOrdine Mauriziano, come promesso, hanno reso nota lentità dello stato passivo (una cifra che può oscillare da un minimo di 456 a un massimo di 517 milioni di euro, a seconda di come si risolvono i tanti nodi giuridici sui debiti iscritti con riserva e su quelli per ora esclusi) e illustrato il piano di liquidazione dellenorme patrimonio. Una divisione netta fra beni alienabili e non alienabili (come Stupinigi, Staffarda e SantAntonio di Ranverso) e tutti quelli riconducibili al patrimonio culturale della Fondazione, principalmente le tante chiese sparse sul territorio nazionale, come la Basilica dei Santi Maurizio e Lazzaro. Nellelenco dei beni che possono essere messi in vendita, anche il patrimonio cui è interessata la Regione, che ha già stanziato ottanta milioni di euro. Si conosce anche il valore dellisolato Santa Croce di piazza della Repubblica, circa 17 milioni di euro. In vendita anche la farmacia esterna di corso Turati, valore 1,9 milioni. In totale unaspettativa per la vendita che si aggira attorno ad una cifra di 300 milioni di euro. Ad oggi, oltre agli 80 milioni in arrivo dalla Regione, devono ancora essere incassati i circa 50 milioni di euro per gli ospedali di Lanzo e Valenza, che una sentenza della Corte costituzionale ha stabilito non potessero passare alla Regione a titolo gratuito. A bilancio ci sono pure i crediti verso la Regione per prestazioni sanitarie sottostimate, che ammontano a circa 35 milioni di euro. Tra le aspettative anche la questione irrisolta dei beni mobili e immobili dellUmberto I e, appunto, delle attrezzature di Candiolo. Nel complesso una somma che sfiorerebbe i cento milioni. Punto interrogativo anche per la palazzina di via Magellano, sede storica dellOrdine, che contiene un prezioso archivio. Spazi per ora condivisi fra la Fondazione e lAso, per i quali non si sa ancora chi vincerà la partita. I vertici della Fondazione ritengono, e del medesimo parere sembra essere la Sovrintendenza, che sia la Fondazione stessa a poterli inserire fra i suoi beni. Il messaggio del commissario Giovanni Zanetti e dei vice Maccagno e Braja è chiaro: fino a quando i soldi non arriveranno nelle casse della Fondazione, e la Regione di Mercedes Bresso gioca un ruolo importante, saldare i fornitori sarà impossibile.