GROSSETO. «Cos'è quell'affare?». La domanda che corre di bocca in bocca tra chi, trovandosi a passare in via Fossombroni, alza gli occhi verso il bastione Maiano. I commenti che seguono non sono lusinghieri; il tozzo cilindro scurissimo che fa compagnia al delicato rosa-cotto del deposito dell'acqua, non piace. Ovviamente si sa che il normale cittadino non è un esperto. Ma, poi, si scopre che la 'ciminiera', come ormai la chiamano tutti, non è gradita neanche alla nuova sovrintendente, Anna Di Bene. «Sì, ma cos'è?». Insistono a chiedere gli incompetenti cittadini. Ecco svelato l'arcano: è il guscio in cemento armato di un ascensore, in vista della realizzazione dello spazio museale che verrà allestito dove c'è la cisterna che conteneva l'acqua potabile (piano interrato) che dissetava Grosseto e della caffetteria che, invece, verrà realizzata sulla terrazza alla quale verrà collegato tramite una passerella. L'assessore ai lavori pubblici, Maurizio Frosolini, è chiaro. «Visto l'invito del nuovo sovrintentendente ad usare mano leggera e visto che l'opera, in grigio cemento armato, appare un po' impattante, abbiamo chiesto al sovrintendenza un parere scritto. Lo aspettiamo a giorni». Insomma, il Comune, si affida agli esperti. Ma ecco che la reggente della sovrintendenza, Letizia Franchina (ora assessore a Scarlino), che aveva dato l'ok all'opera si inalbera. È guerra tra esperti. Franchina ricorda che il 14 dicembre 1994 (sindaco Valentini) il progetto fu approvato all'ananimità dal consiglio comunale; che il 18 gennaio 1997 ci fu la presentazione alla cittidanza e che nessuno ebbe nulla da obiettare; che la giunta approvò definitivamente il progetto nell'aprile 1997; che, poco dopo, Valentini perse le elezioni e fu eletto il sindaco di centrodestra, Antichi, «il quale - dice - preferì, successivamente, non realizzare l'opera a vantaggio del recupero dell'ex convento delle Clarisse, senza cambiare il progetto. Ecco perché è passato tanto tempo». Tuona Franchina. Ma, all'ex reggente della sovrintendenza, sta più a cuore quella che definisce la «certezza del diritto». Ossia? «Non si può bloccare un cantiere, con tutte le carte in regola, soltanto perché il sovrintendente successivo non condivide il parere di quello che l'ha preceduto. Io ho lavorato con accuratezza insieme agli amministratori (era assessore Valentino Podestà) e ai progettisti (Marri e Perin, gli stessi che hanno guidano il restauro del resto delle Mura e realizzato il ponte su via Amiata)». Detto per inciso, anche quel ponte è piaciuto poco al nuovo sovrintendente. «Sono stata in sovrintendenza trenta anni - continua Franchina - e se dico che quell'opera va bene, significa che va bene. La gente, prima di giudicare, deve vedere l'opera finita, soltanto così capirà come si inserisce nell'ambiente. Per questo ho chiesto al sindaco Bonifazi di indire un'assemblea pubblica per mostrare i disegni e discutere». Sì, ma la torre svetta altissima, troppo scura e tozza. No? A rispondere è il progettista, architetto Perin. «È tozza - dice - perché non è ancora terminata. Il colore è un grigio bucchero con sfumatore viola che ben si adatta al luogo. Il solaio verrà interrato. Alla fine, sarà alta 6 metri e mezzo, tanto quanto la caffetteria» che verrà realizzata in ferro e vetro. Non sarebbe meglio alleggerirla in modo che si sposi meglio con la futura caffetteria? «Di tutto si può discutere, ma resta il fatto che si sta parlando di un progetto approvato sul quale si sta lavorando».