Recupero. Riuso. Riqualificazione. Sono le tre parole magiche, secondo il governo Vendola, del nuovo modo di fare urbanistica in Puglia. Ieri il consiglio regionale ha approvato (con lastensione dellopposizione) la legge sulla riqualificazione urbana, «la prima in Italia - spiega lassessore al Territorio, Angela Barbanente - che mette insieme non soltanto la dimensione fisica, ma anche quella sociale e ambientale del territorio: chiediamo ai comuni di riqualificare le periferie, con laiuto dei privati, partendo dalle richieste del territorio, dallambiente e non soltanto tenendo presente i metri cubi». Lesempio è quello che sta accadendo a San Girolamo, quartiere periferico di Bari, grazia a unintesa tra Regione, Comune e Iacp: le vecchie case popolari stanno per essere demolite e poi ricostruite a spese dei privati. Gli imprenditori, in cambio, guadagnano cubature e quindi la possibilità di realizzare più appartamenti da mettere sul mercato a un prezzo calmierato. Il mix, inoltre, fa cadere il ragionamento ghettizzante delle case popolari e convivere tutte le esigenze abitative. La legge approvata ieri prevede che entro novanta giorni - a partire dalla prossima settimana quando il provvedimento sarà pubblicato - ciascun comune pugliese con più di ventimila abitanti dovrà stilare il documento programmatico per la rigenerazione urbana: si tratta di un piano che, sulla base di una serie di esigenze sociali, dovrà provvedere alla riqualificazione di alcune periferie degradate. «Per la prima volta però - ha spiegato il presidente Nichi Vendola nella presentazione della legge - non si pensa al territorio in maniera speculativa, con varianti, deroghe, sanatoria e con lespansione del cemento. Linnovazione di questa legge sta nella ricerca di un rapporto stretto tra il costruito e il costruibile e chi abita il costruito». La legge promuove la rigenerazione di parti di città e sistemi urbani «per migliorarne le condizioni urbanistiche, abitative, socio-economiche, ambientali e culturali mediante strumenti di interventi». Gli ambiti dintervento sono quindi le periferie, i centri storici abbandonati, i siti dismessi, interessati da carenza di attrezzature e servizi, degrado degli edifici e degli spazi aperti e processi di esclusione sociale. Per il riutilizzo di queste zone la legge prevede una serie di incentivi: priorità per esempio nellerogazione dei finanziamenti, la possibilità di apportare modifiche minori agli strumenti urbanistici generali senza necessità di variante urbanistica, riduzioni dellIci o di altre imposte comunali e degli oneri di urbanizzazione secondaria e del costo di costruzione. I costi di urbanizzazione verranno poi graduati per favorire la realizzazione di edilizia residenziale sociale e insediamenti sostenibili sotto il profilo energetico-ambientale. Inoltre, sempre per incentivare la realizzazione di edilizia residenziale sociale, i comuni potranno prevedere, senza che ciò configuri variante urbanistica, mutamenti di destinazione duso di immobili dismessi o da dismettere. E incrementare - così come è successo a San Girolamo - fino al 10 per cento la capacità insediativa prevista dai piani regolatori. Si potrà costruire in area agricola soltanto per il cinque per cento delle cubature purché, però, si provveda ad alberare per il doppio.